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Lettera aperta di Torvalds, Widenius e Lerdorf, contro i brevetti del software
Scritto da Fabrizio Pani il 30-11-2004 ore 03:50
Intel Cluster Studio XE
Questo 23 Novembre, Linus Torvalds creatore di Linux, Michael Widenius di MySQL e Rasmus Lerdorf, creatore del linguaggio di scripting PHP, hanno redatto una lettera con cui si appellano al Concilio Europeo per la competitività affinché non venga presa una decisione positiva e formale (cioè non venga sottoscritta), il 25 e 26 di questo mese, in favore della direttiva <em>"on the Patentability of Computer-Implemented Inventions"</em>, che di fatto porterebbe a brevettare le singole idee ed algoritmi per l'elaborazione software. Il contenuto di questo appello può essere visionato <a target="_blank" href="http://www.nosoftwarepatents.com/it/m/intro/app0411.html">qui</a>.

Maggiori dettagli sulle implicazioni dannose che si avrebbero nel caso fosse formalmente approvata una legge di questo tipo in Europa, sono spiegate a partire da <a target="_blank" href="http://www.nosoftwarepatents.com/it/m/intro/index.html">questo link</a> (in lingua italiana).

I brevetti in genere riguardano dispositivi fisici ed invenzioni scientifiche, e permettono praticamente a chi deposita per primo l'idea di aver per 20 anni l'esclusiva su quell'idea. Nessuno può copiarla, anche se è arrivato ad ottenere gli stessi risultati per altre vie (escludendo quindi lo spionaggio industriale). Nel caso dei brevetti informatici non ci sarebbero problemi o c'è ne sarebbero di meno se si breveteassero unicamente dispositivi hardware, il problema ovviamente nasce nel caso in cui si voglia estendere questo al software.

Per esempio il ben noto formato d'immagini <strong>gif</strong> contiene l'algoritmo di compressione <strong>lzw</strong>, che è stato brevettato da <strong>IBM</strong> e <strong>Unisys</strong> nel 1983, e prima del 20 Giugno 2003 in USA e del 18 Giugno 2004 in Europa, una società che svilupasse un software che elaborasse immagini gif, doveva ovviamente pagare una royalty. Il problema dei brevetti si pone anche per l'utlizzatore: in questo specifico caso la Unisys concedeva un uso gratuito a fini non commerciali, ma non rientrava in questo il software open source, per questo <a target="_blank" href="http://www.gnu.org/philosophy/gif.html">FSF</a> ripiegò verso il formato <strong>png</strong>.

Ovviamente non tutti i possessori di brevetti possono essere così magnanimi e quindi l'utente che usa un'idea brevettata potrebbe essere chiamato a pagare. In ogni caso è la libera concorrenza tra società informatiche a rimetterci per prima, con una guerra per i brevetti che porterebbe a cause legali, che si potrebbero permettere quasi sempre solo grandi società così come gli alti costi per usare il brevetto. Potrebbe essere una vera e propria lotta per il monopolio.

In particolare è il termine <em>"Invenzioni attuate per mezzo di elaboratori elettronici"</em> ad essere fuorviante, poiché potrebbe riferirsi solo a brevetti di dispositivi fisici controllati da software (il male minore), ma anche ad applicazioni software (invenzioni astratte); inoltre il termine generico su cui si discute è <em>"tecnico"</em>, cioè che solo un'idea di tipo <em>"tecnico"</em> può essere brevettata, in questo caso l'insieme di esistenza è ancora più ampio e generico.

La prima trappola da evitare è comunque quella che assimila il diritto d'autore ai brevetti, ovverosia che per tutelare la proprietà intellettuale si debba ricorrere ai brevetti, mentre in realtà lo scopo potrebbe essere quello di affossare l'emergere di piccole aziende software ed il software libero. A proposito di quest'ultima cosa, proprio in questi giorni Steve Ballmer, Chief Executive Officer di Microsoft, ha citato, riferendosi ad uno <a target="_blank" href="http://www.eweek.com/article2/0,1759,1634685,00.asp">studio</a> della <strong>Open Source Risk Management (OSRM)</strong>, che Linux viola più di 200 brevetti (per la precisione 283 secondo questo studio) software.

Si fa un gran parlare di commercio elettronico, quando probabilmente chi lo fa non sa che sta <a target="_blank" href="http://webshop.ffii.org/">violando</a> 20 brevetti tra i 30.000 già despositati all'Ufficio Brevetti europeo, brevetti che comprendono per esempio la <em>"barra di avanzamento"</em>.

La <a target="_blank" href="http://punto-informatico.it/p.asp?i=50496"> scorsa volta</a> la Polonia ha fatto in modo di rimandare una decisione disastrosa. Anche noi possiamo fare qualcosa partendo da <a target="_blank" href="http://www.nosoftwarepatents.com/it/m/help/index.html">qui</a>.
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Intervento di Igor De Ruitz a.k.a. igordr del 01-12-2004 ore 09:01, Vicenza (VI)
Plebeo
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(8 interventi)
Iscritto il 05-07-2001
Non ho un opinione chiara in proposito, da un punto di vista ritengo assurdo il brevetto sulla barra di avanzamento, ma un brevetto su un algoritmo che è costato mesi o anni di ricerche e investimenti non la ritengo una cosa sbagliata, anzi è scandaloso che ancora non ci sia. D'altra parte visto che il sistema dei brevetti funziona egregiamente con i dispositivi fisici, perché il software dovrebbe esulare da questa logica?
Intervento di Fabrizio Gianneschi a.k.a. gianneschi del 01-12-2004 ore 09:33, Cagliari (CA)
Nobile
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(52 interventi)
Iscritto il 05-11-2003
Perchè il software è basato fondamentalmente su concetti. Brevettare un concetto (e non, magari la sua implementazione) è una cosa assurda. Un po' come se si brevettasse il concetto di "bevanda al sapore di cola", anzichè più giustamente "la formula della Coca Cola", o il suo simbolo.

Concordo che un algoritmo può essere frutto di anni di ricerche, ma spiegala tu ad un burocrate dell'ufficio brevetti che differenza c'è tra un ciclo while ed un algoritmo di ordinamento, per citare un caso banale. Esagerando, potrei brevettare entrambi e tu, ogni volta che utilizzi un ciclo while, dovresti pagarmi.

Sono storture che nel 99% dei casi si risolvono con patteggiamenti in tribunale tra aziende che si scambiano brevetti a vicenda, potendosi permettere fior di avvocati. Le piccole realtà (nel caso italiano, praticamente tutti) sono destinate a perdere perchè non potranno pagarsi le spese.
Intervento di morenotv del 02-12-2004 ore 10:48
Plebeo
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(4 interventi)
Iscritto il 07-02-2003
Se un'azienda, dopo aver speso mesi o anni in ricerche ed investimenti, arriva ad ottenere un algoritmo che 'somiglia' a quello già brevettato da un'altra azienda, ovviamente senza saperlo, che cosa dovrebbe fare? Buttare via anni di investimenti solo perchè qualcun altro è arrivato prima?
Se io sviluppo un applicativo, prima di venderlo devo scartabellare sulle migliaia di brevetti software per controllare se pezzi del mio codice somigliano ai miei? Questo è veramente scandaloso.
Intervento di Igor De Ruitz a.k.a. igordr del 29-12-2004 ore 11:34, Vicenza (VI)
Plebeo
Plebeo

(8 interventi)
Iscritto il 05-07-2001
E' curioso come i professionisti dell'IT cambino opinione e punto di vista a seconda dell'argomento che si tratta. Per esempio sono anni che ci battiamo per far capire ai consumatori che il software non è come pensano loro "aria fritta", il fatto che non abbia odore, non sia tangibile, ecc... non giustifica il fatto che lo si possa piratare senza ritegno. Anche se non c'è un operaio in catena di montaggio che lo assembla, non significa che produrlo sia senza fatica.
Ma quando si parla di brevetti ecco che il punto di vista dei professionisti di cui sopra cambia, il software è "aria fritta", sono solo concetti, è come brevettare la bevanda al sapore di Cola, ecc...
Mah, decidetevi una buona volta! Quando vi comoda vi piace etichettarvi con nomi con Ingegnieri del Software, Software Architect, IT Designer, ecc...
Siete dei professionisti al pari gli ingegneri meccanici/edili?
Realizzate i vostri lavori con le stesse procedure di ricerca, qualità e controllo utilizzate da altri settori industriali?
Oppure siete degli smanettoni adolescenti con l'acne che per creare i loro prodotti scopiazzano in giro senza preoccuparsi dei diritti d'autore che violano?
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