Proprio ieri l'Unione Europea ha rimandato la discussione sui brevetti a seguito della richiesta formale, della Polonia, di più tempo per esaminare la questione. Quest'ultima vuole assicurarsi che la nuova legge <strong>non permetta</strong> la registrazione di algoritmi ovvero di <strong>software puro e semplice</strong>.
<em>"Poland is determined to favor unambiguous phrasing in European Community law"</em> dice Wlodzimierz Marcinski, sottosegretario di stato per la scienza e l'IT. In sostanza la Polonia vuole una legge chiara, priva di ambiguità.
Lo stesso Marcinski, durante un dibattito televisivo, aggiunge che il testo sui brevetti dovrebbe escludere <em>"the patenting of software"</em>.
L'EU avrebbe voluto raggiungere un compromesso che mettesse d'accordo un po' tutti in Maggio, ma ciò non è stato possibile a causa della richiesta, da parte proprio della Polonia, di ulteriore tempo.
Le nuove regole proposte dal Parlamento Europeo attraverso una serie di emendamenti, sembrano di fatto penalizzare le piccole aziende, che non possono affrontare gli alti costi per la registrazione dei brevetti, così come dichiarato da Eva Lichtenberg, una parlamentare austriaca: <em>"Patent rights, it is claimed, protect inventors, but in this case it is exclusively the interests of the big companies that are protected. Smaller, innovative firms cannot afford the patenting and legal costs that the directive would inflict on them."</em>
La Commissione Europea è naturalmente scontenta di questo ritardo.