L'amico Davide Panceri
presentava ieri la
Mac OS X Security Challenge.
Saggiamente, Davide concludeva l'articolo, segnalando la pagina di test su cui effettuare il
defacement, con le parole
sempre che qualcuno non l'abbia già fatto!. Neanche sei ore dopo, arrivava
la notizia che la sfida era stata vinta, sembra addirittura in mezz'ora effettiva di
lavoro. Ora,
Mac OS X è un ottimo prodotto e, se fossi nei panni dei
ragazzi di Redmond, mi preoccuperei un po' della sua imminente disponibilità per piattaforma Intel, sicuramente molto più di quanto non mi preoccuperei della quota di mercato di Linux nel settore Desktop.
Ciò non toglie che sia, per l'appunto, un
prodotto: per l'ennesima volta i reparti di marketing dell'uno e dell'altro schieramento hanno cercato di instillare nella mente dell'utente comune, l'idea che un'elevata sicurezza possa essere raggiunta una volta per sempre acquistando un prodotto piuttosto che l'altro, invece che adottando un
processo che si estende nel tempo.
Personalmente giudico perciò quantomeno fuorviante, quando la cosa non denoti semplice ignoranza del tema, sia chi ieri affermava
Mac OS X è più sicuro di Windows (o di Linux, o di...), sia chi oggi afferma
Mac OS X non è più sicuro. L'idea che una spesa
una tantum possa mettere qualcuno al sicuro ora e per sempre potrà essere molto consolante, ma è profondamente
sbagliata; quando poi è usata per convincere un reparto IT o un singolo all'acquisto, denota a mio parere, perdonatemi i termini
forti, scarsa professionalità o malafede. In effetti alle mie stesse conclusioni giunge, spero con più autorità, l'autore della notizia.
Ciò posto, la notizia desta di certo sconcerto anche perché l'anonimo vincitore, tal
gwerdna, afferma di essersi servito per l'ennesima volta di
zero-day vulnerabilities, ovvero exploit documentati in Rete, ma non ancora risolti per il sistema operativo in esame. Più precisamente, è stata usata una
escalation di privilegi.
Il Mac OS X usato per la prova era stato in effetti allestito a puntino: il sistema di autenticazione faceva uso di
SSH (che
non è abilitato di default in Mac OS X) e permetteva al visitatore di registrarsi in un repository
LDAP; a seguito della registrazione gli venivano concessi dei privilegi utente, molto limitati.
Un sistema perfetto sulla carta, ma che non ha retto ad una vulnerabilità di sistema che ha permesso all'attaccante di guadagnare i permessi di root e di operare a suo piacimento sulla macchina. Più della
mezz'ora di lavoro, forse un'affermazione ad effetto, desta preoccupazione il fatto che sfruttare una zero-day vulnerability è spesso una pura questione di averla trovata su un sito non ufficiale, piuttosto che di possedere tempo, risorse e conoscenze tecniche per sfruttarla.