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Alla scoperta di Informer: l'autopoiesi (5/7)
Scritto da Filippo Fadda il 05-12-2006 ore 02:18
Continua il viaggio alla scoperta di Informer, un software di Knowledge Sharing sviluppato da OSWay qualche anno fa. Ho terminato la scorsa puntata, dedicata alla scelta del modello di rete, parlando di autopoiesi, argomento di questo nuovo articolo. Come gi accennato, fra i tanti modelli analizzati, due furono quelli che ci convinsero maggiormente: in particolare quello ad ipercubo in N dimensioni e quello ad albero; scegliemmo proprio quest'ultimo per Informer soltanto dopo aver eseguito diverse simulazioni.

Il modello ad albero permette infatti di risolvere brillantemente alcune questioni primarie, delle quali ho ampiamente parlato: flooding, tempo di latenza medio, contenimento del traffico di sistema, ecc.
Ultima, non certo per importanza, l'eventuale creazione di veri e propri buchi, come conseguenza dell'uscita accidentale di peer dalla rete, magari a causa di un crash, situazione che potrebbe determinare la nascita di sotto-reti tra loro scollegate e dunque indipendenti.

Un'altra decisione fondamentale fu quella di suddividere il network in cluster di peer, ognuno dei quali poteva contenere un numero di nodi differente. Quale per fosse questo numero non era chiaro, non sapevamo come determinarlo, poich, almeno in via teorica, a causa delle diverse prestazioni dei peer presenti all'interno del network, non risulta possibile stabilirlo a priori.

Non fu facile venirne a capo. Quando qualcosa mi frulla nel cervello i miei tentativi di dormire divengono vani. Di solito, quando stremato mi addormento, il processo di elaborazione continua in background. Non conosco esattamente le dinamiche del sonno, ma so che il nostro cervello non smette mai di funzionare. E cos, apparentemente per caso, una mattina, al momento del risveglio, ho avuto un'illuminazione: applicare l'autopoiesi, di cui lessi molto tempo prima, alle reti peer-to-peer.

Nel libro Autopoiesi e cognizione, gli autori, Umberto Maturana e Francisco Varela, introducono il lettore al concetto di autopoiesi, un termine coniato nel lontano 1972 dalla giunzione di auts (dal greco "s stesso") con poisis (dal greco "creazione, produzione"): produrre s stessi. I due autori per prima cosa definiscono il concetto di macchina autopoietica come sistema omeostatico per arrivare a dimostrare come un essere vivente sia in realt una macchina vivente autopoietica. Esistono macchine che mantengono costante il valore di alcune loro variabili interne entro range ben definiti. Queste macchine sono sistemi omeostatici, poich regolano il valore di queste variabili in funzione del feedback che esse stesse producono, in una catena infinita di input/output, dove l'input rappresentato dal feedback della macchina stessa.

Nel 1979, Varela fornisce questa definizione di sistema autopoietico: "Un sistema autopoietico organizzato (definito come unit) come una rete di processi di produzione (trasformazione e distruzione) di componenti, che produce i componenti che attraverso le loro interazioni e trasformazioni rigenerano continuamente e realizzano la rete di processi (relazioni) che li producono e la costituiscono (la macchina) come un'unit concreta nello spazio in cui essi (i componenti) esistono, specificando il dominio topologico della sua realizzazione in quella rete".

Ne consegue che un sistema autopoietico un sistema omeostatico la cui variabile da mantenere costante rappresentata dalla sua stessa organizzazione. Per cui il sistema autopoietico cambia costantemente adattandosi al suo nuovo stato e questo adattamento genera nuovi cambiamenti in una catena infinita. Ogni unit, dove per unit s'intende un sistema autopoietico, ha una organizzazione propria identificabile attraverso una serie di relazioni tra gli elementi che compongono l'unit stessa. Ogni unit un sistema autopoietico ed ogni sistema autopoietico, che sia realizzato nello spazio fisico, un sistema vivente.

La struttura di una unit non sufficiente a definire tale unit un sistema autopoietico. Una unit per essere considerata un sistema autopoietico deve mantenere la sua organizzazione. Usando le parole di Maturana: "I sistemi autopoietici operano come sistemi omeostatici che hanno nella propria organizzazione la variabile critica fondamentale da essi attivamente mantenuta costante".

Un sistema non pu essere definito semplicemente in base alla propria struttura, ma soltanto in funzione delle relazioni tra i componenti che lo costituiscono e ne definiscono la struttura stessa in ogni momento: "Le relazioni che definiscono una macchina come un'unit e determinano le dinamiche di interazioni e trasformazioni che questa pu subire in quanto unit, costituiscono l'organizzazione della macchina".

I componenti che determinano l'organizzazione di un'unit autopoietica costituiscono la struttura dell'unit. Per componenti s'intendono unicamente quei componenti le cui relazioni possono in qualche modo influire sul mantenimento dell'organizzazione, quindi anche quelle componenti pi esterne che tuttavia sono soggette a perturbazioni che possono indurre ad un cambiamento dello stato dell'organizzazione.

La struttura di una unit autopoietica pu mutare senza che essa perda la sua identit. In alcuni sistemi il numero delle componenti non vincolante al mantenimento dell'organizzazione: "L'organizzazione di una macchina (sistema) non specifica le propriet dei componenti che realizzano la macchina come un sistema concreto, essa specifica soltanto le relazioni che essi devono produrre per costituire la macchina o il sistema come un'unit. Perci, l'organizzazione di una macchina indipendente dalle propriet dei suoi componenti, che possono essere qualsiasi; cos una data macchina pu essere realizzata in molte maniere differenti da diversi tipi di componenti. In altre parole, bench una data macchina possa essere realizzata da molte differenti strutture, affinch essa possa costituire un'entit concreta in uno spazio dato, i suoi componenti devono essere definiti in quello spazio ed avere le propriet che le consentano di produrre le relazioni che la definiscono."

Per completezza d'informazione viene qui fornita anche una definizione di autonomia, un'estensione del concetto di autopoiesi analizzato in precedenza, fornito da Varela. La differenza fra autonomia ed autopoiesi che i sistemi autopoietici devono produrre i loro componenti interni oltre a conservare la loro organizzazione. Questa puntualizzazione doverosa, poich, come vedremo nel seguito, DANTE se per certi versi pu essere visto come un sistema autonomo in alcuni casi si comporta proprio come un sistema autopoietico.

Ma che cosa DANTE? Per saperlo dovrete attendere la prossima puntata.
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