Il sito
developerWorks di IBM arricchisce la sua nutrita serie di articoli tecnici sul mondo UNIX con una trilogia dedicata a
Emacs,
the king of editors, che si apre premettendo che l'argomento è complesso, ma non per questo difficile: con l'uso aumentano l'abitudine e la confidenza.
Il tutorial è in formato PDF, per cui può essere letto (previa registrazione) e apprezzato anche nel mondo
Windows; si rivolge a tutti i livelli di esperienza, e presuppone solo una conoscenza di base del file system UNIX. Interessante, anche se stringata, la parte storica: si parte dall'illustre
paternità di
Emacs e si toccano altri argomenti interessanti, per poi passare velocemente alla pratica, con l'avvio del programma, la manipolazione dei file, editing di base, uso di routine di
text-marking e uso del mouse per editing e selezione.
E' raccomandato l'uso di una versione di
Emacs pari o superiore alla 20, da rilevare col comando
emacs --version, e con un invito esplicito ad aggiornare versioni precedenti eventualmente ancora installate. Attualmente la versione Windows è la 21.4, mentre quella che si trova installata su Mac OS X si aggira intorno è la 21.1.4. In questa prima parte mi limiterò a ricordare alcuni fatti importanti nella storia di
Emacs, mentre nella seconda mi soffermerò sul funzionamento vero e proprio dell'editor, che in realtà non tale, come si capisce dalla vecchia battuta
"The Emacs environment wouldn't be so bad, if only it had a good editor".
L'acronimo originario sta per
Editing MACros, dal momento che l'implementazione iniziale era costituita da macro scritte per
TECO (Text Editor and COrrector); questa parte di storia può essere riletta direttamente nella
versione del protagonista, o in altre
traduzioni più o meno dirette. Al giorno d'oggi, per la programmazione del (non) editor si usa invece
Emacs Lisp, di cui parlerò nei prossimi interventi; tornando alla storia, un brevissimo cenno alla licenza originaria, che precede la GNU GPL e si chiama
EMACS Public License, una delle prime applicazioni pratiche di concetti e slogan come
copyleft e
all wrongs reserved. La decisione di creare un editor più usabile rispetto a quelli che circolavano all'epoca costituisce un'idea particolarmente innovativa, e i suoi risultati, a quanto pare, non sono ancora del tutto sorpassati, nonostante il tempo passato e la presenza di concorrenti sempre più agguerriti, ma anche più o meno costosi e proprietari.
Dopo questa breve parentesi storica, nelle prossime puntate della serie approfondirò la parte del
tutorial che mostra le modalità d'uso e le principali funzionalità del programma, mettendo subito chi legge in condizione di lavorare: non sarà il massimo della comodità, ma è molto flessibile, come l'universale
Vim.