Un essere
neomitologico, apparentemente benevolo e servizievole, ci accompagna — ci insegue? — lungo i sentieri della Rete, aiutandoci e coccolandoci, assistendoci e guidandoci attraverso il tempo reale e lo spazio virtuale: il suo nome è
Google. Ma, come ogni creatura del mito che si rispetti, anche lui nasconde un lato oscuro.
Non passa giorno senza che le notizie sul motore di ricerca per eccellenza non tengano banco sul Web e spesso anche sui media tradizionali:
acquisizioni miliardarie, un profluvio di
nuovi servizi offerti con cadenza impressionante,
dichiarazioni ad effetto alimentano infinite polemiche e discussioni
sulla sua pervasività, sulla sua gestione della
nostra privacy o addirittura sul possibile
impatto negativo sui nostri processi mentali.
Con invidiabile tempismo
Ippolita, un gruppo di ricerca interdisciplinare che si occupa di editoria, social networking e organizzazione delle conoscenze, affronta in questo pamphlet lucido e graffiante il “fenomeno Google”. Il libro, che può essere anche scaricato gratuitamente, con la possibilità di effettuare una
donazione , analizza in maniera rigorosa la storia, la filosofia, la tecnologia, i desideri confessati e quelli inconfessabili dell'azienda incarnazione del capitalismo dell'abbondanza.
Il motore di ricerca nato quasi dieci anni fa dall'intuizione dei due studenti dell'
università di Stanford Larry Page e
Sergey Brin ha, fin dal suo esordio, cambiato il volto di Internet. Una miscela tanto affascinante quanto inquietante di metodi di lavoro innovativi e di eccellenza tecnologica, attenzione per l'utente e
marketing aggressivo, ideali di democrazia globale e raccolta planetaria di informazioni personali fanno di
Google un soggetto in grado di influenzare politiche e comportamenti sociali del presente e soprattutto del futuro.
La sua originale missione, la
ricerca di informazioni, gli ha permesso di presentarsi al grande pubblico come una finestra privilegiata, se non unica, sui contenuti di Internet. Raggiunta rapidamente una massa critica di utilizzatori, esso ha realizzato grandissimi guadagni tramite un modello commerciale, che tra i primi ha sfruttato la
coda lunga legata alle pubblicità in Rete.
Propostosi in seguito, con successo, come mediatore globale di servizi Web sempre più pervasivi,
Google sta accumulando di giorno in giorno, tramite il tracciamento delle abitudini degli utenti e l'elaborazione di un gran numero di
segnali[/i], un'enorme quantità di dati,
la vera ricchezza del
Web 2.0 secondo l'opinione di molti.
Questi straordinari risultati sono stati raggiunti sia adattando ad un modello aziendale l'originale filosofia collaborativa ereditata dalla cultura hacker e dal mondo Open Source, sia facendo della ricerca tecnologica di alto livello e di ispirazione universitaria un pilastro fondamentale della propria strategia di sviluppo. L'obbiettivo di perseguire l'eccellenza viene inserito in un contesto dove i dipendenti vengono
coccolati ed incentivati a sviluppare progetti individuali ed i migliori talenti vengono scovati nella Rete tramite la grande
comunità di sviluppatori e programmatori che
Google è riuscita a creare.
Come se non bastasse gli utenti stessi sono invitati ad usare i loro browser come ambienti di sviluppo per testare le applicazioni o per crearne di nuove attraverso i
mash-up.
Abbagliati da tanta efficienza e da tanta
oggettiva bellezza i
prosumers, osserva
Ippolita, rischiano di essere ipnotizzati a tal punto da sacrificare sull'altare della comodità la propria privacy e di delegare alla società di Mountain View ogni percorso informativo, subendo una sorta di sudditanza psicologica in grado di atrofizzare lo spirito critico.
“L'abitudine alla delega provoca un disinteresse generale verso i grandi mutamenti in corso nel nostro mondo tecnologico”: è una frase chiave del libro che sintetizza uno degli argomenti su cui maggiormente si focalizza il
j'accuse verso
Google.
Gli autori insistono molto nel sottolineare come
Google sia solo una finestra parziale sui contenuti e sulle informazioni presenti su Internet e come il criterio di valutazione degli stessi, basato sulla popolarità del sito Web che li ospita, può essere oggetto di molte critiche. Derivato dalla metodologia del
peer review delle pubblicazioni scientifiche, questo criterio — apparentemente democratico — viene inoltre alterato dalle operazioni di filtraggio, non sempre trasparenti, compiute dal motore di ricerca per velocizzare la visualizzazione dei risultati.
Se nella catena dati-informazioni-conoscenze concediamo all'intermediario tecnologico di gestire interamente i primi due anelli, il terzo ne sarà necessariamente influenzato, creando ancora una volta una cultura sotto tutela.
Ippolita suggerisce di considerare i risultati offerti dai motori di ricerca solo dei punti di partenza da cui intraprendere un percorso personale, casuale ed auspicabilmente
serendipico, attraverso i link delle pagine. Compiere
scelte differenti in momenti diversi per esplorare piccoli mondi localizzati e temporanei. Affrontare il faticoso, ma appagante, lavoro intellettuale di analisi critica e di sintesi delle informazioni incontrate come antidoto al "copia/incolla" mentale.
L'autoformazione e la
consapevolezza, così come la consultazione di media indipendenti, la frequentazione delle reti di blog e delle community vengono indicate, insieme alla
crittografia per la protezione dei dati personali, come le possibili vie di fuga dalla utile, ma subdola scorciatoia del
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