Il giorno dopo ferragosto, Red Hat aveva rilasciato la
prima beta pubblica, per Windows e Linux, di
Red Hat Developer Studio, l'IDE per Java EE ed applicazioni RIA basate su AJAX, che metterà insieme l'application server
acquisito ad aprile del 2006 (insieme a
Seam, che a sua volta contiene
Hibernate e
Spring, e
jBPM), Eclipse e le
JSF. Il download è un JAR di setup di oltre 530 MB, comodamente installabile con un doppio clic come s'usa in ambiente Windows. Insieme con l'IDE è possibile installare la
JBoss Enterprise Application Platform, mentre vengono installati di default, oltre all'
EMF ed alla
Data Tools Platform, anche la versione 2.0 di
Spring IDE. Al termine, avremo 640 MB di spazio occupati su disco. Il pacchetto è corredato da una
Getting Started Guide e da una corposa
JBoss JSF Tools Guide.
Il prodotto presenta ancora qualche
errore di gioventù, come la
fault iniziale dopo l'installazione perché non riesce a trovare la configurazione di default, l'individuazione delle JRE installate sulla macchina, da effettuare manualmente al momento di creare un nuovo progetto Struts o
JSF, o la sostanziale impossibilità di usare lo stesso
GCJ, il compilatore Java di default per le macchine Red Hat, come JVM. In compenso, il prodotto presenta anche qualche chicca come il wizard di conversione dei vecchi progetti
JBossIDE 1.5/1.6. Il vero problema di questo insieme di plug-in per
Eclipse 3.3.0, almeno in questa prima beta, è però l'atroce fame di memoria, che lo porta a lenti tempi di esecuzione ed apertura delle
dialog anche su una macchina con 1 GB di RAM. Il lavoro comincerà, presumibilmente, selezionando la
RHDS perspective; in figura vediamo anche il
Visual Page Editor, che oltre a soffrire di qualche problema di posizionamento dei controlli, ha anche la pessima tendenza a rovinare l'indentazione del codice HTML includendo/cancellando controlli.
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Da pochi giorni, la casa del Cappello Rosso ha anche
annunciato il rilascio di una
pre-release di
dVision, una RIA che fornisce funzioni di accesso consolidato, basato su permessi, tramite browser e di reportistica a tutte le sorgenti dati aziendali compatibili con JDBC. Il paradigma di visualizzazione e navigazione dei dati è quello, familiare, del foglio di lavoro, ed il tool permette anche l'esportazione dei dati in Microsoft Excel. I 15 MB della
pre-release contengono il WAR di deploy, la documentazione e gli script SQL per creare un database ove ospitare i metadati di un progetto
dVision. Per usare
dVision occorre copiare nella
common | lib del proprio
servlet container il driver JDBC delle sorgenti dati cui accedere, ed inserire gli opportuni parametri di contesto nel file di configurazione; la cosa meno elegante è però dover
cablare nell'apposito file di configurazione un utente predefinito per
dVision. Dall'esame del codice sorgente vediamo come anche questo prodotto fa largo uso di Hibernate e di Spring, oltre che di Flash.