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Greenpeace
La gestione del disaster recovery
Scritto da Filadelfo Scamporrino il 14-02-2008 ore 11:05
Intel Cluster Studio XE
La progettazione di sistemi di calcolo non solo efficienti, ma anche sicuri in termini di continuità del business, deve necessariamente passare attraverso dei meccanismi di replica dei database e di backup dei dati in ubicazioni remote, in modo tale che l’accesso ai dati sia garantito anche quando un’installazione cessa di funzionare, ovverosia quando è avvenuto un disastro.

La gestione del disaster recovery costituisce uno degli aspetti chiave nelle azioni di prevenzione contro la perdita di dati. La progettazione hardware/software dei sistemi di calcolo deve essere quindi orientata alla business continuity, che descrive non solo i processi, ma anche le procedure che un’organizzazione deve mettere in atto per assicurare che le funzioni essenziali rimangano operative durante e dopo un disastro.

Il budget minimo da destinare per il disaster recovery e la business continuity deve quindi essere tale da poter garantire il funzionamento, senza interruzioni, delle funzioni aziendali essenziali. Se così non fosse, il team di programmatori e di progettisti hardware/software avrebbe fallito il proprio compito.

A tal fine, un'azienda seria dovrebbe reclutare esperti di sicurezza che, grazie alla loro competenza specifica, siano in grado di coinvolgere il management nelle questioni riguardanti la gestione del disaster recovery e la business continuity, ad esempio effettuando un controllo stringente per mantenere la rotta senza che si verifichi un rilassamento delle policy, delle
linee guida, degli standard e delle procedure. Come sempre, prevenire è meglio che curare!
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Intervento di Simone Tregnago a.k.a. tregnago del 15-02-2008 ore 09:51
Plebeo
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(37 interventi)
Iscritto il 10-02-2006
Citazione:
il budget minimo da destinare per il disaster recovery e la business continuity deve quindi essere tale da poter garantire il funzionamento, senza interruzioni, delle funzioni aziendali essenziali.
nella mia esperienza questo è vero per le aziende che possono permettersi budget sostanziosi, il che limita la teoria alle realtà aziendali più grandi.
Se si scende nella piccola e media impresa il discorso si complica e purtroppo, a fronte di una teoria che richiede investimenti non commisurati all'esigenza reale, si finisce per limitare il disaster recovery al classico backup giornaliero molte volte inutile se non addirittura fuori controllo.
Sono dell'idea che la maggioranza dei sistemisti non abbia una cultura corretta in questo senso, non riuscendo così ad adattare soluzioni di disaster recovery correttamente bilanciate nei termini di: (costi di downtime+costi di perdita dati)/(costi di implementazione + TCO)=1.
Questo calcolo andrebbe eseguito prima di tutto facendo un'analisi accurata atta a valutare i costi di downtime nell'azienda per poi riuscire a definire una soluzione che comporti un costo tale da bilanciare l'equazione.
Valutare i costi di downtime non è semplice. Tanto per fare un esempio: il costo di un downtime alle 3 di notte potrebbe essere quasi 0 mentre all'una del pomeriggio potrebbe raggiungere anche 10000.
A sua volta il costo di perdita dati sarà variabile a seconda del tipo di dato che viene preso in considerazione.
E' una analisi da fare ogni qualvolta si assume la responsabilità della gestione sistemistica di un'azienda. La stessa analisi va rielaborata periodicamente perchè possa cambiare seguendo le inevitabili variazioni della struttura aziendale nel tempo.
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