CyberStorm ha avuto due momenti importanti di applicazione: nel febbraio del 2006 è andata in scena la prima edizione, cui è seguita nel marzo di quest'anno la seconda e ben più ricca simulazione. Tutto il lavoro di analisi dei dati porta necessariamente a domandarsi a che punto siano gli standard di sicurezza e soprattutto: gli attacchi simulati che danni hanno prodotto, e che livello di successo hanno raggiunto? Numerose risposte si rincorrono su Internet, molte positive, ma moltissime negative, che denotano preoccupanti carenze delle agenzie e dei numerosi uffici attaccati.
Come già era evidente, molti sistemi sono nettamente indietro in fatto di sicurezza e allora scattano i lavori di riparazione. I guru e un po' di voci autorevoli sfuggite ai dettami del top secret parlano chiaramente di un cyberspazio, che necessita di nuove e più potenti procedure, forse di nuovi strumenti di protezione, senz'altro di un miglior livello di difesa. Pare che le infrastrutture governative dei Paesi coinvolti abbiano punti deboli, che se attaccati possono condurre a dei blackout paurosi e su questi punti si è svolta l'esercitazione. Il consuntivo finale registra oltre 300 pagine coperte da segreto: la lettura, e soprattutto la comprensione di queste pagine ha portato
Bush a richiedere espressamente un aumento del budget per i finanziamenti per la sicurezza interna.
E' proprio da questa decisione del presidente degli Stati Uniti che si basano le preoccupazioni cui poc'anzi accennavo, che accompagnano i recenti report del Pentagono: oltre 13.000 attacchi informatici registrati nel 2007, con un aumento preoccupante rispetto all'anno precedente di 152 punti percentuali. Una cifra significativa anche considerando la percentuale di successi di questi attacchi, molto elevata.
Adesso si attendono con trepidazione le relazioni finali del
Ministero della Difesa statunitense, dalle quali probabilmente dipenderanno molte scelte in fatto di sicurezza informatica, in particolare in relazione alla ricerca e agli studi. Gli spunti per ulteriori progetti non mancano di certo, ma a questo punto la comunità di Internet, i Paesi di tutto il mondo e le aziende attendono risposte davvero concrete su quali standard seguire per dormire sonni tranquilli.