Le distribuzioni Linux comprendono il kernel del sistema operativo, un insieme di applicazioni di base e un sistema di installazione. Durante gli anni tutti questi elementi sono cambiati, anche drasticamente, ma quelli che interessano all'utente finale sono gli ultimi due e in special modo l'installazione, che riveste una particolare importanza, perché rappresenta il primo approccio al sistema.
Attualmente la distribuzione
Ubuntu, sponsorizzata da
Canonical, sembra essersi imposta come lo standard
de facto, perlomeno a giudicare dalle classifiche di
DistroWatch.com. Vediamo alcune considerazioni su questa situazione, tenendo conto che le prime due sono applicabili ad altre distribuzioni.
Le installazioni grafiche sono
user-friendly e, rispetto a quelle
text-based o semigrafiche, si è fatta molta strada. Inoltre si cerca di identificare correttamente tutto l'hardware esistente sulla macchina, in modo da evitare la ricompilazione del kernel, una procedura non esattamente destinata all'utilizzatore medio, e che ha tenuto lontani da Linux molti potenziali utenti.
L'interfaccia grafica inoltre rende più semplice la configurazione iniziale (quella del server grafico, per esempio) e l'installazione di pacchetti software aggiuntivi. Nel tentativo di "convertire" utenti Windows in utenti Linux, la versione
Ubuntu 8.04 Hardy Heron, prevista per la fine di Aprile, permetterà di installare Ubuntu direttamente da Windows, consentendo una sorta di
dual-boot.
L'annuncio di Dell del maggio 2007 di offrire Linux su alcuni dei suoi prodotti e la
certificazione hardware di Sun Microsystems hanno permesso a
Canonical di allargare il consenso, anche commerciale, verso questa distribuzione. Questi pregi potrebbero però, paradossalmente, snaturare la concezione originale di Linux, vista come comunità di sviluppatori appassionati e competenti.
Molti tendono ormai a identificare
Ubuntu con Linux e viceversa; per l'utente medio questa aspetto può non avere alcuna importanza, ma molti sviluppatori non gradiscono questa equivalenza, sentendosi in qualche modo defraudati. Supponendo che
Ubuntu guadagni in popolarità fino a diventare il S.O. desktop più usato (ipotesi molto improbabile, ma comunque possibile), che ne sarebbe della comunità Linux? Essa potrebbe anche declinare, perché gli sviluppatori, dovendo correre dietro alle "esigenze" degli utenti, non potrebbero più dedicarsi alle attività preferite, si annoierebbero, e Linux ricadrebbe nell'ombra.