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Disastri informatici, computer di bordo e errori umani
Scritto da Alessandro Vinciarelli il 12-09-2008 ore 10:56
Nei casi più sfortunati di disastri, agli errori delle macchine si mescolano gli errori umani, generando un circolo vizioso, dal quale non è facile venirne fuori. Nella storia che andremo a descrivere è difficile dire quale sia la componente più superficiale, se l’operatore che ha compiuto il primo fondamentale sbaglio, o la macchina (che è pur sempre costruita da umani), che non aveva con sé abbastanza criteri e meccanismi di sicurezza.

E’ il giorno 28 novembre 1979 e il volo panoramico Air New Zealand 901 è intento a sorvolare l’Antartico come aveva fatto tante volte in passato, con l’obiettivo di mostrare ai viaggiatori quella terra sconosciuta e affascinante. I 237 passeggeri, insieme ad altri 20 membri dell’equipaggio, viaggiano senza problemi sul DC-10, che tra l’altro è dotato di un sistema di navigazione automatico, in grado di guidare l’aereo seguendo una rotta prefissata.

All’epoca le coordinate del sistema di navigazione venivano immesse a mano da un operatore, che in questo modo segnava il percorso che l’aereo avrebbe compiuto in modo automatico. Purtroppo però in quell’occasione la sorte volle che una singola cifra di quelle coordinate venisse immessa erroneamente e i piloti, inconsapevoli, non fecero altro che assecondare la rotta indicata.

Il volo, invece di transitare su un'area pianeggiante, venne traslato di pochi (45) chilometri a Est in direzione del monte Erebus, un vulcano che complessivamente è alto 3800 metri. Il pilota continuò quindi a seguire le indicazioni automatiche abbassando ulteriormente la quota a 600 metri, non accorgendosi dell’effetto white-out, ovvero il disorientante intrecciarsi di nubi bianche e vette innevate, che gli si prospettava di fronte.

Il capitano Jim Collins e il copilota Greg Cassin, nonostante non avessero mai volato su quella rotta, erano piloti di esperienza, ma furono comunque ingannati da quella visione e non ebbero la possibilità di virare. Quando la sirena di prossimità del suolo si accese avvisando dell’imminente contatto, era ormai troppo tardi. L’impatto avvenne solo sei secondi dopo e non risparmiò nessuno. Le successive inchieste non indicarono precisamente un responsabile umano per il disastro, tutte le colpe vennero indirizzate al software impostato erroneamente.
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