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Come ingannare un navigatore GPS
Scritto da Paolo Raviola il 01-10-2008 ore 10:38
Le tecniche di spoofing sono ben note ai malintenzionati che circolano su Internet, e consistono essenzialmente nel falsificare un indirizzo IP, in modo da nascondere la propria identità in Rete. Finora non si aveva notizia di manipolazioni di dati in ambito GPS, ma le cose sono cambiate; fortunatamente i responsabili dell'impresa non sono malfattori, ma quattro ricercatori della Cornell University, i professori Paul Kintner e Mark Psiaki e gli studenti Todd Hymphreys e Brent Ledvina.

Essi hanno realizzato un dispositivo, delle dimensioni di una valigetta, che è in grado di intercettare e modificare i segnali provenienti dal sistema GPS degli Stati Uniti, composto da 31 satelliti in orbita a 12.600 miglia dalla Terra. Il lavoro è stato presentato al recente meeting ION GNSS 2008 e il proposito era di dare una dimostrazione del fatto che il sistema GPS non è così sicuro come si potrebbe credere. Qualcuno comunque aveva già pensato a queste vulnerabilità: un rapporto del dicembre 2003 dei Los Alamos National Laboratory parla appunto di contromisure da adottare contro questi attacchi.

I ricercatori dicono comunque di poter superare le sette possibili contromisure menzionate nell'articolo di cui sopra, che comunque non erano intese a neutralizzare completamente un attacco, ma solamente a renderlo molto più difficile. Nella dimostrazione si è visto che il ricevitore "fasullo", posto nelle vicinanze di un dispositivo di navigazione, è in grado di intercettare, modificare, e ritrasmettere i segnali provenienti dalla costellazione di satelliti GPS; gradualmente, il dispositivo "vittima" prende per buoni i segnali contraffatti.

C'è da preoccuparsi? Per ora no, come detto sopra, e come illustra questo disegno, tratto dal sito della Cornell University, bisogna essere vicini al dispositivo da ingannare, e quindi possiamo ancora fare affidamento sul nostro navigatore satellitare per orientarci in luoghi sconosciuti. Tutt'al più potrebbe costituire un pericolo, almeno dal punto di vista teorico, su un aereo o su una nave al limite delle acque territoriali.

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