Un
interessante articolo di
Rafe Needleman, redattore per
Webware di CNET News, mette in luce gli aspetti più obsoleti che nelle interfacce web tardano a scomparire.
Alcune abitudini, configurazioni o impostazioni grafiche, di quella che possiamo definire la preistoria di Internet, sono ancora attuali e nonostante il Web 2.0 sembra non abbiano alcuna voglia di tramontare.
Il
refresh delle pagine dovrebbe essere un’operazione automatica, che aggiorna la visualizzazione corrente e che possibilmente ne ridisegna le sezioni opportune senza interrompere la lettura da parte dell’utente; ma spesso non è così, neppure nei siti definiti
news-depending, che dovrebbero adattarsi per primi a questa funzionalità. A parte i commenti su alcuni aspetti di gestione ID e password, con considerazioni che andrebbero approfondite, visti i continui problemi di sicurezza sul Web,
l’articolo evidenzia come le impostazioni grafiche e di visibilità di alcuni siti sembrano completamente slegate dai dispositivi di visualizzazione, che oggi sono comunemente utilizzati dagli utenti.
I progressi nel website design sono ovvi e nessuno nega che attualmente la grafica delle pagine non sia paragonabile a quella degli anni ‘90; oggi il web design è un’arte pluridisciplinare, che combina l’Internet communication con la grafica, la creatività e la semplicità, l’analisi delle performance, ecc., cioè un connubio di discipline che in alcuni casi ha portato a risultati eccezionali. Ma non è questo il punto in discussione, quanto piuttosto la sfida dell’Internet mobile. Forse non tutti sono consapevoli dell’evoluzione in corso, che promuoverà la sempre più ampia diffusione dell’Internet mobile;
gran parte delle interfacce che oggi popolano la Rete non potrà transitare così facilmente su dispositivi portatili e spesso esse non sono neppure abilitate al riconoscimento del dispositivo, che ha richiesto la pagina.
Naturalmente non manca una pesante provocazione al sistema di advertising che permea i siti. In certi contesti i messaggi pubblicitari sono veramente troppo ingombranti, invadendo pesantemente le pagine, senza permettere all’utente alcun tipo di controllo. Aggiungiamo che in alcuni siti di informazione è addirittura difficile capire dove siano collocati i banner pubblicitari e dove invece siano reperibili le news, in quanto tutto è opportunamente amalgamato in un insieme più o meno caotico di messaggi.
Eppure la pubblicità è necessaria nel Web, dove spesso i gestori dei siti possono contare solamente sui suoi introiti. Però, come lo stesso
Needleman evidenzia, sembra si stia eccedendo: imporre all’utente la visione di un
ad pubblicitario con video, costringendolo ad uno
skip this ad o ad un
click to continue, non è solo un’impostazione anacronistica, ma addirittura medievale. Infatti i commenti al termine dell’articolo evidenziano che la pubblicità è percepita come uno dei principali fastidi che assillano gli internauti.