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Greenpeace
Immagazinare dati con la spintronica organica
Scritto da Fabio Lelli il 04-12-2008 ore 10:08
Intel Cluster Studio XE
Alan Drew della Queen Mary University of London, e i suoi collaboratori del Paul Scherrer Institute hanno recentemente pubblicato un articolo sulla rivista Nature Materials, che potrebbe aprire nuove possibilità nel campo della archiviazione dei dati.

La più recente tecnologia adottata, ad esempio, sulle testine degli hard disk si basa sull'effetto quantistico detto Magnetoresistenza gigante, studiato dalla Spintronica, una disciplina che ha come oggetto le caratteristiche fisiche dello spin, che svolge il ruolo di campo magnetico intrinseco degli elettroni nei diversi materiali.

Queste conoscenze permettono la costruzione di componenti hardware estremamente sensibili ai campi magnetici, e quindi capaci di immagazzinare dati su supporto magnetico, in modo incredibilmente denso e compatto. Tuttavia le enormi possibilità di sviluppo racchiuse in questa tecnologia dipendono in modo determinante dalla nostra comprensione della gestione dello spin degli elettroni in diversi materiali.

Proprio in questa direzione si muove la ricerca del team guidato da Alan Drew, indagando in particolar modo le peculiarità spintroniche dei materiali organici. Secondo il fisico inglese, l'utilizzo di materiali organici potrebbe rappresentare un enorme vantaggio data la loro flessibilità, economicità, e la possibilità di conservare l'informazione magnetica per un lunghissimo periodo, più di un milione di volte rispetto all'attuale tecnologia.

Per compiere le loro misurazioni gli scienziati del gruppo hanno utilizzato dei muoni, particelle elementari che agiscono come piccoli magneti, avvalendosi proprio dell'equipaggiamento, unico al mondo, del Paul Scherrer Institute.
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