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Google Wave, API e aspetti tecnici
Scritto da Paolo Raviola il 01-06-2009 ore 13:21
Come capita oramai di frequente, qualunque iniziativa proveniente da Google suscita ampia e immediata attenzione: questa volta si parla di Google Wave, presentato giovedì scorso, e già confrontato da alcuni a Microsoft SharePoint e da altri addirittura a Silverlight, anche se la nuova creazione dell'azienda di Mountain View, per sua stessa ammissione, è ancora in una fase di prototipo destinato agli sviluppatori e una versione finale sarà disponibile per fine anno.

Ma procediamo con ordine e vediamo di cosa si tratta: Google Wave è un prodotto per aiutare la comunicazione e la collaborazione attraverso il Web. Una wave è costituita da conversazione e documenti, siano essi testo formattato, foto, video, mappe e altro, sui quali gli utenti possono interagire pressoché istantaneamente.

Ma sotto questo nome ricadono anche altre due componenti: Google Wave API, un sostanzioso insieme di API aperte, e Google Wave Federation Protocol, le cui specifiche sono ancora nelle prime fasi di gestazione. Le prime si distinguono in Embed e Extensions: con il primo tipo, si è in grado di incorporare le wave in un sito mediante un semplice JavaScript API; con il secondo tipo, si possono scrivere programmi, che saranno poi confezionati sotto forma di Robot o Gadget.

I Robot risiedono sul server e aiutano a svolgere lavori per conto del client, come la sincronizzazione di dati tra servizi diversi; i Robot sono quindi contenuti nel Google App Engine e ci sono librerie scritte in Java e Python; inoltre si sta lavorando su API a basso livello che andranno bene su qualsiasi server web. Come codice di esempio delle possibili realizzazioni, si può consultare qualche risorsa online.

I Gadget risiedono invece sul lato client, consentono di scrivere applicazioni complete nell'ambiente Google Wave, e sono un'estensione delle OpenSocial gadgets API. Questa immagine, tratta dal sito di Google, illustra cosa si può costruire: in questo caso, un Sudoku multiutente.

sudoku.png


David Wang, uno degli sviluppatori, ha fatto presente che il motore di editing concorrente si basa su una versione aggiornata dell'architettura Operational Transformation (OT), introdotta nello Jupiter collaboration system, realizzato alla Xerox PARC. Il documento risiede sul server, e il client non può modificarlo senza aver prima inviato uno specifico comando; Google Wave migliora questo comportamento, perché deve aspettare una conferma dal server, che può quindi mantenere una sola copia del documento.

Come detto, il prodotto finito sarà pronto per la fine dell'anno, ma Gundotra dice che alcune componenti potrebbero già essere inserite, nel giro di due mesi, in applicazioni online, come Gmail e Google Docs.
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