Secondo un
recente articolo su
BBC News, le tecnologie open source stanno diventando sempre più popolari, sia fuori che all'interno delle industrie IT. Il
pezzo offre una panoramica di questo sviluppo e dei suoi effetti.
Dietro questa crescente diffusione, come è ben noto, c'è l'impegno profuso da una grande e appassionata comunità, estesa a ogni parte del globo.
Paul Allen — pare un singolare caso di omonimia, all'interno dello stesso universo informatico — editore di
ComputerActive, sostiene che questo fattore è decisivo:
egli ritiene che la chiave del successo dell'open source sia l'entusiasmo di programmatori indipendenti rispetto alle grandi compagnie.
Seguendo lo
Stallman-pensiero,
Allen sottolinea che
tale sforzo va considerato sotto la prospettiva della libertà intellettuale, piuttosto che del prezzo, giacché la gratuità non sempre sussiste, a causa di tariffe per l'help desk e l'assistenza tecnica.
Fin qui, le considerazioni sono abbastanza scontate. Un punto interessante è, invece, il quesito sollevato da
Allen, il quale si chiede perché il concetto di open source sia così sconosciuto alle masse, nonostante la diffusione di programmi che seguono questo modello. Per quanto riguarda Linux, il fattore principale è
la frammentazione delle distribuzioni, che possono confondere e tenerne a distanza chi non è pratico.
Ma per gli altri prodotti open? Guardando i numeri, abbiamo 60 milioni di download per
OpenOffice.org, a partire dall'ottobre scorso: per fare un raffronto, basti pensare che gli utenti di Linux sono "solamente" 40-50 milioni! Inoltre, secondo Mozilla,
si stimano 270 milioni di utilizzatori di Firefox, per non parlare degli utenti di Thunderbird; non è errato dire che in certi contesti, tali prodotti hanno addirittura raggiunto Microsoft.
La domanda che si è posto
Allen ha in realtà una risposta di disarmante semplicità: la maggioranza della gente non è consapevole della filosofia Open Source, proprio perché
usa questi prodotti senza interessarsi al movimento che c'è dietro, per poi magari sostenerlo.
Da notare anche un'ultima osservazione di
Allen, il quale afferma che il primo successo di Linux sui netbook (ad esempio gli Asus)
è stato influente per l'accettazione della cultura Open Source, ma - come abbiamo
già osservato in questa sede -
la community poteva far di più, per scongiurare il fallimento di questa iniziativa; anche se contro Microsoft, ammette, non ci sono molti mezzi.
Allen osserva infine che, per creare equivalenti open delle più diffuse applicazioni commerciali,
bisogna spesso ricorrere al reverse engeneering: una critica non tanto velata al sistema proprietario, e alla mancata condivisione di certe specifiche.