Con il protocollo DHCP, l'
indirizzo IP viene fornito dal server DHCP in affitto all'host, che lo richiede per un certo periodo di tempo, detto
Lease Time; il client, per poter continuare a utilizzare l'indirizzo IP assegnatogli dovrà rinnovare la richiesta prima della scadenza di tale limite temporale.
Ovviamente il server DHCP terrà traccia dei diversi
lease concessi ai client in un database interno, nel quale viene memorizzato il
MAC Address dell'interfaccia, che aveva ottenuto la concessione dell'indirizzo, in modo da poter fornire il medesimo indirizzo a tale interfaccia nel caso la stessa ne chieda il rinnovo.
Tale meccanismo di fornitura degli indirizzi viene detto
DHCP dinamico; è possibile configurare i server DHCP anche in modo che forniscano sempre gli stessi indirizzi IP ai diversi host, nel qual caso si parla di
DHCP manuale, mentre con il DHCP automatico l'assegnazione dell'indirizzo resterà valida fino alla disconnessione del client o alla richiesta da parte dello stesso di un nuovo indirizzo.
Un altro parametro importante dei server DHCP è il cosiddetto
scope: con questo termine si identifica l'insieme degli indirizzi che il server DHCP può fornire; variando lo
scope è possibile riservare, ad esempio, un gruppo di indirizzi IP a delle macchine sulle quali impostare un
indirizzo IP statico. Ad esempio, in una rete 192.168.0.0/24, potremmo decidere di riservare gli indirizzi da 192.168.1.1 a 192.168.1.20 per delle apparecchiature con indirizzo IP statico, e lasciare al server DHCP la gestione degli indirizzi dal 192.168.1.21 al 192.168.1.254. Lo
scope viene spesso indicato, nei pannelli di configurazione dei router, anche come pool di indirizzi, ambito di validità o range di indirizzi.
Spesso è presente anche una cosiddetta
reservation list, che consente di riservare determinati indirizzi IP ad alcune macchine, identificate in base al
MAC Address, in modo da ottenere una configurazione DHCP mista manuale/dinamica. Ovviamente, nel caso siano presenti più DHCP server nella stessa rete – per motivi di ridondanza – a ognuno verrà associato un differente ambito di validità, in modo che non sia possibile l'attribuzione dello stesso indirizzo IP a due host diversi: nel caso del precedente esempio, quindi, potremmo avere un primo server DHCP configurato per lo
scope 192.168.1.21-192.168.1.140 e un secondo server DHCP con range di indirizzi 192.168.1.141-192.168.1.254.
In reti molto piccole vengono spesso utilizzati gli indirizzi IP statici; quando le dimensioni della rete iniziano a crescere, invece, inizia a essere utilizzato il protocollo DHCP, e spesso vengono riservati degli indirizzi da assegnare staticamente ad alcuni host, solitamente quelli che forniscono dei servizi in rete (ad esempio, server di posta, FTP, database).
Le
specifiche del protocollo DHCP sono consultabili in Rete nella
RFC per IPv4 e nella
RFC per Ipv6, che introduce il protocollo DHCPv6.