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CRT, LCD, Plasma e OLED a confronto: la tecnologia DLP (1/3)
Scritto da Massimo Mazza il 11-12-2009 ore 11:07
Intel Software
Display e televisori basati sulla tecnologia DLP sono relativamente poco diffusi, a causa del loro costo, ma chi li ha visti in azione (me compreso) assicura che permettono prestazioni strabilianti.

Per sgombrare il campo da equivoci, precisiamo innanzitutto che si tratta di un sistema destinato all'uso come home theater, ovvero TV a retroproiezione — notevolmente ingombranti, come si può immaginare — oppure proiettori video veri e propri.

La tecnologia DLP, sviluppata dalla Texas Instruments, si basa essenzialmente su un minuscolo semiconduttore ottico, chiamato DMD (Digital Micromirror Device), inventato nel lontano 1987. Esso consiste fondamentalmente in una matrice di migliaia di "interruttori ottici", estremamente precisi e veloci: possiamo immaginarli come minuscoli specchi, controllati digitalmente mediante un'appropriata tensione.

Questi specchi sono capaci di commutare il loro stato riflettente migliaia e migliaia di volte al secondo, superando il tempo di risposta dei classici display LCD. Altro aspetto degno di nota, essi possono essere spaziati tra di loro anche di un solo micron, un gap molto piccolo se comparato alla spaziatura dei pixel presenti sui normali display LCD, plasma, SED ecc.

Grazie all'elevatissima velocità di commutazione di tali minuscoli specchietti, si possono simulare vari livelli di grigio, semplicemente graduando il tempo di on-state (quando passa la luce) e off-state (il passaggio della luce è interdetto). I chip DMD più recenti possono agevolmente riprodurre 1024 livelli di grigio e anche oltre.

Stiamo però parlando solo di specchi e di livelli di grigio. E i colori? Saranno argomento delle puntate successive, nelle quali si vedrà in dettaglio il funzionamento di tali dispositivi applicati alla riproduzione a colori. Per ora posso anticipare che essi sono in grado di riprodurre fino a 35 milioni di miliardi di differenti sfumature di colore, ovvero ben oltre la stimata capacità fisiologica dell'occhio umano di discriminare tali sfumature.
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