Gli studi sull’intelligenza artificiale proseguono ormai da decenni, per la precisione dai primi anni ’50 del Novecento, ma le applicazioni pratiche che ne sono scaturite non hanno certo soddisfatto le previsioni avanzate dagli specialisti agli albori della ricerca nel settore. Infatti al momento non disponiamo ancora di macchine intelligenti, che possano sostituire l’uomo nelle sue più complesse capacità decisionali.
Secondo gli studiosi, che aderiscono al
Mind Machine Project (MMP), attualmente abbiamo conoscenze e risorse per ridiscutere le fondamenta, su cui in passato i ricercatori hanno basato lo sviluppo di macchine pensanti. Il primo passo consisterà nell’affrontare il problema sotto altri punti di vista, riconsiderando gli errori fatti e fissando obiettivi pragmatici.
Uno dei primi risultati che gli studiosi vogliono ottenere consiste nella realizzazione di un
coprocessore cerebrale, in grado di fornire aiuto alle persone disabili, ad esempio coloro che soffrono del morbo di Alzheimer. Questo dispositivo monitorerebbe le funzionalità cerebrali di una persona, intervenendo solo nel momento in cui il soggetto necessita di un ausilio cognitivo o mnemonico.
Gli specialisti sottolineano che le capacità del nostro cervello sono il frutto di milioni di anni di evoluzione, che ha premiato le soluzioni migliori in grado di apportare un vantaggio alla sopravvivenza e al benessere del genere umano. Queste soluzioni sono la combinazione di sistemi complessi, che però non formano un
unicum con una sola finalità, bensì assomigliano di più a un insieme di funzioni o di capacità (cognitiva, mnemonica, sensoriale, ecc.), che si attivano, collaborano ed espletano specifici compiti quando è richiesto.
In un articolo pubblicato sul sito del MIT, i ricercatori del progetto
MMP sostengono che anche la ricerca nel settore dell’intelligenza artificiale è data da un insieme, spesso caotico, di interessi, argomenti e obiettivi, che possono essere coagulati insieme. Questo può avvenire in certi contesti e in certe occasioni, per ottenere dei risultati concreti nella creazione di macchine intelligenti.
Tra le diverse aree, su cui si concentrerà l’attività degli scienziati, vi è quella della
programmazione: i computer attuali si basano su programmi, che mascherano le caratteristiche dei sistemi hardware per l’elaborazione delle informazioni; questo approccio, nell’ambito dell’intelligenza artificiale, deve essere superato. Per questo motivo è stato presentato il
Reconfigurable Asynchronous Logic Automata (RALA) , un modello matematico che si può utilizzare in diversi contesti tecnologici, ma che fondamentalmente presenta un
nuovo paradigma della programmazione, molto più versatile e portabile rispetto a quelli correnti.