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Da Cinepak a H.265, il lungo cammino della compressione video (1/2)
Scritto da Davide Panceri il 29-12-2009 ore 09:52
Intel Cluster Studio XE
Qualche settimana fa, il sito Ars Technica ha proposto ai suoi frequentatori una specie di sondaggio sui principali cambiamenti degli ultimi dieci anni nel settore dell'intrattenimento. L'argomento è vasto e variegato, dal momento che intorno all'anno del millennium bug era ancora diffusissimo il videoregistratore, la cui unica comodità probabilmente consisteva nella possibilità di riutilizzo degli ingombranti supporti a nastro; a differenza di quanto è ormai abituale oggi, era invece ancora agli albori, deregolamentata se non completamente illegale, la distribuzione di musica e video attraverso il computer.

Questo quadro, che sembrerebbe la percezione più comune rispetto al periodo in esame, mi sembra a grandi linee abbastanza preciso, anche se ovviamente qualcosa che oggi va per la maggiore era già nell'aria e forse anche sulla terra, ma pochi lo sapevano; questo vale ad esempio per i lettori MP3 e magari anche per i palmari o PDA, che però non avevano grandi funzionalità e finivano per fare fiasco.

Tra le diverse risposte al quesito "Ten years of entertainment: what has changed?" degne di nota, una in particolare ha dato vita a un secondo intervento, sempre di Jon Stokes, dedicato alla storia della compressione video, nella quale si ripercorrono alcune fasi che ci hanno portato alla situazione attuale, nella quale riusciamo a vedere un film non solo al computer, ma anche sul telefonino e magari, aggiungerei, mentre ci spostiamo sul territorio, senza doverci portare appresso qualche chilo di elettrodomestico ferroso o plastificato che sia.

Quest'ultima osservazione, aggiungo umilmente, ci porta a considerare come ci siano volute diverse innovazioni tecnologiche per arrivare al risultato finale: processori più veloci e reti di comunicazione sono sempre più capaci e pervasive, e costituiscono prerequisiti fondamentali per poter consumare quello che la compressione video permette di produrre, portando a una diffusione di massa tecnologie che altrimenti rimarrebbero in laboratorio.

In alcuni casi, i commenti sottolineano aspetti per così dire sociali, come la diffusione dei reality, oppure la familiarizzazione delle console di gioco portata soprattutto da Nintendo con la sua Wii; la ridotta quantità di queste osservazioni fa pensare che ci siano stati pochi cambiamenti nei contenuti di intrattenimento rispetto alle forme, sempre che sia possibile fare una distinzione precisa di questo genere.

Tanto per fare un esempio, il glorioso disco a 45 giri non invitava alla musica "impegnata" quanto il Long Playing e il successivo CD; oggi, oggetti fisici simili a questi esistono ancora, ma ci sono anche (o soprattutto) le playlist, e le compilation si costruiscono al computer. Quanto ai contenuti TV, i reality sembrano indicare un peggioramento della qualità in circolazione, che viene messo in risalto dai progressi tecnologici.
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