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JavaFX 1.2 in sessantasei slide (2/3)
Scritto da Davide Panceri il 13-01-2010 ore 07:58
Dopo gli esempi relativi a variabili, costanti, modificatori di accesso (package, protected, public, public-read, public-init), comprensivi di interazione tra due file differenti, si rivede poi l'inferenza del tipo, mostrando come non ci sia bisogno di specificare un tipo di dato se il compilatore può interpretarlo da solo, in base al contenuto, al formato, o alla presenza di apici singoli o doppi: una comodità che presuppone tipizzazione statica e controllo dei tipi a tempo di compilazione.

Restando nei diversi tipi di dato, questi spesso derivano direttamente da Java, il che è perfettamente logico se non banale; c'è poi l'aggiunta di Duration, il cui uso sarà approfondito in seguito. Va ricordato che i tipi primitivi non possono assumere null come valore, e che void vale solo come tipo di ritorno per una funzione. Queste e altre informazioni ed esempi si possono trovare nella quarta lezione del tutorial JavaFX Script, con un ulteriore rimando al secondo capitolo della Language Reference, mentre la ricerca nel Wiki mi sembra un po' lenta, e sui tipi di dato restituisce una tabella delle derivazioni Java accompagnata da un collegamento ipertestuale non aggiornato.

Un altro aspetto importante del linguaggio è costituito dalle sequenze o Sequences, che effettivamente occupano una parte importante anche nell'esposizione da cui siamo partiti; in sintesi, va ricordato che non nidificano, che le modalità di accesso sono per indice o per slice, praticamente da...a, che inserimento e cancellazione si possono effettuare per valore o per indice.

Va ricordato inoltre che esse sono immutabili, possono essere vuote, ma non null, e che esistono alcune particolarità nella gestione di sequenze di numeri, gestibili attraverso costrutti sintetici come reverse, che inverte l'ordine degli elementi, oppure for (j in [ 0..<10 step 2 ]) { j } che stampa i numeri da 0 fino a 8. Nel Wiki troviamo una tabella in cui si confrontano i pro e i contro di array e sequence.

Il passaggio successivo consiste nell'approccio alle classi, che vengono schematicamente suddivise tra quelle normali, simili a classi Java, e Mixin; queste ultime assomigliano alle interfacce Java, e non possono essere istanziate direttamente, anche se possono contenere l'implementazione di funzioni e anche dichiarazioni di variabili e relative inizializzazioni.
Come regola generale, una nuova classe deve estendere almeno una superclasse, e può invece estendere un numero arbitrario di classi mixin.

Questo e altri aspetti sono approfonditi tra l'altro in un articolo tecnico della scorsa estate sul Sun Developer Network, e in un capitolo disponibile online del libro "JavaFX: Developing Rich Internet Applications", di Jim Clarke, Jim Connors, ed Eric J. Bruno.
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