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JavaFX 1.2 in sessantasei slide (3/3)
Scritto da Davide Panceri il 21-01-2010 ore 10:54
Dopo la slide che esemplifica l'uso delle classi Mixin, si passa al bind, ovvero la possibilità di collegare il valore di una variabile a quello di un'altra variabile, oppure di un'espressione, con aggiornamento istantaneo.

Il binding va definito quando una variabile viene inizializzata. Su questo argomento, oltre alle slide qui menzionate, mi sembra interessante l'articolo introduttivo, dal taglio pratico, presente nel wiki di JavaFX; inoltre, il JavaFX Tutorial ufficiale approfondisce anche aspetti relativi alle funzioni e alle sequenze. Ancora più analitica è l'esposizione di Sang Shin sull'argomento e c'è anche da aggiungere che bisogna fare attenzione a non esagerare con l'uso del binding, perché altrimenti si rischia di appesantire troppo il programma, argomento che si può approfondire ad esempio in un post di Rakesh Menon.

L'associazione di un blocco di codice a una variabile si definisce trigger, e nelle slide da cui siamo partiti viene fornito un esempio illuminante anche se poco pratico, nel senso che fa capire il concetto, ma non ha una reale applicabilità. Do solito, l'argomento trigger viene trattato molto rapidamente al termine delle sezioni dedicate al bind.

Si passa poi agli Object Literal, ovvero la modalità, diciamo coincisa, per la creazione di oggetti, analoga a quella di JavaScript, e che è possibile usare in combinazione con il bind, soprattutto nelle interfacce; come esempio di nidificazione nell'uso dei Literal viene proposta una tematica relativa alle interfacce grafiche, ovvero la creazione di un rettangolo con un oggetto di tipo Colore al suo interno come riempimento.

La parte di queste slide relativa al linguaggio si conclude con alcune considerazioni sullo stile di progettazione dell'API, dove si osserva per esempio come non esistano metodi getter o setter; si usano invece variabili pubbliche, in lettura e con trigger; non ci sono costruttori, si usano poco listener e callback, vengono invece esposte variabili di stato. Quanto all'integrazione, ovvero la possibilità di usare Java da JavaFX, in modo diretto per quanto riguarda classi o interfacce, vengono menzionate la conversione automatica di array e collection, e la possibilità di estendere classi e interfacce Java; da Java si può chiamare JavaFX creando un'interfaccia Java che JavaFX estende, oppure invocare JavaFX come script e lavorare con i risultati di questa operazione.

Fin qui siamo arrivati più o meno a metà del percorso, esponendo le informazioni relative ai fondamenti del linguaggio corredate da alcuni riferimenti sitografici o bibliografici. Da qui in poi si passa alle interfacce grafiche, e quindi ad applicazioni per così dire più pratiche comprensive di accesso ai dati, argomenti che preferisco approfondire in una nuova breve serie.
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