A partire dal mese di febbraio,
IBM comincia un
progetto della durata di 10 mesi, che ha l'obiettivo di dimostrare all'
aviazione americana i vantaggi del cloud per i propri sistemi di comando e controllo. Il network dell'
US Air Force comprende attualmente 9 centri di comando, un centinaio di basi operative e 700.000 uomini di personale sparsi in tutto il pianeta.
Taglio dei costi di mantenimento e
decentralizzazione saranno le linee guida dell'esperimento, che permetterà a questa branca della Difesa Americana di sviluppare un proprio cloud privato.
Le "nuvolette" dell'aviazione, secondo il Generale di Squadra Aerea
William Lord, renderanno più sicuro ed efficiente lo scambio di informazioni nel network militare, che sarà così ancora più affidabile a costi sensibilmente ridotti. Alcune funzionalità, attualmente allo studio da parte di
IBM, sono lo
stream computing, ossia una serie di sensori ed elementi di controllo per analizzare tutti i dati in transito e scoprire tutti i tipi di attacco cyberterroristico, l'
autonomic computing, ossia la possibilità per il sistema di autoconfigurarsi senza intervento umano, e il
remote-control, ossia la possibilità di inviare comandi al sistema da qualunque punto di origine e nel contempo garantire la sopravvivenza dei dati anche in caso di distruzione fisica di alcuni nodi hardware.
Il
monitoraggio dei dati avverrà utilizzando una nuova tecnologia
IBM, i
Trusted Virtual Domains, uno specifico
security layer posto nel mezzo fra due server virtuali, che impedisce la contaminazione reciproca.
Il
chief technology officer di
IBM,
Robert Ames,
dimostra molta fiducia nell'impresa:
"Si tratta di uno sforzo per dar loro una luce guida, per spiegare quale sia la direzione da intraprendere. E questo ci porterà a fare passi importanti in quella stessa direzione". Non gli si può certamente dare torto, visto che i requisiti imposti dall'IT militare sono ancora più stringenti di quelli corporate e aziendali.