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Modelli computazionali per predire i terremoti
Scritto da Cristina Rovetti il 09-03-2010 ore 12:02
La previsione dei terremoti non è una scienza esatta, visto che non si possono conoscere in anticipo e con una ragionevole certezza il luogo, l’istante in cui si verificherà un certo sisma e la relativa magnitudo. Al momento i margini di incertezza sono ancora notevoli, ma l’informatica, mediante l’impiego della programmazione parallela applicata ai supercomputer, può dare un valido aiuto al settore; in particolare nello sviluppo di modelli di simulazione, che potrebbero prevedere, con un buon margine di sicurezza, il verificarsi di terremoti in determinate aree, migliorando le valutazioni di risk assessment.

Oggi l’impiego di sistemi di processamento multicore e di applicazioni specificatamente realizzate per sfruttarne le potenzialità rappresentano un elemento di notevole innovazione rispetto al passato. Su queste basi hanno lavorato gli scienziati del National Autonomous University del Messico e del Daresbury Laboratory afferente al National Science & Technology Facilities Council. Quest’ultimo rappresenta uno degli ambienti più rinomati nel settore dell’informatica applicata ai modelli computazionali.

Il progetto è nato dall’idea di studiare approfonditamente la propagazione delle onde sismiche nella crosta terrestre. Le conclusioni raggiunte hanno costituito un background ideale per capire, per una particolare area, le potenziali zone colpite da un sisma di una certa entità e i probabili danni, in funzione del contesto geologico e territoriale. Ci si potrebbe ad esempio servire dello strumento per definire le aree più idonee a localizzare certe infrastrutture strategiche, onde ridurre il rischio di un loro danneggiamento.

I tecnici informatici del Daresbury Laboratory hanno giocato un ruolo determinante in questo progetto, cercando di fornire uno strumento di previsione ad alta risoluzione, soprattutto in termini di accuratezza delle previsioni. Per queste finalità si è sfruttato HECToR, il più grande supercomputer presente nel Regno Unito, ubicato presso l’Università di Edimburgo, con una potenza computazionale di 208 Tflops.

Dopo aver ottimizzato il codice di simulazione per sistemi multiprocessori e averlo testato sui supercomputer del laboratorio citato, gli scienziati hanno applicato con successo il modello di simulazione su HECToR, con il quale è possibile processare ben 8000 simulazioni contemporaneamente. I risultati raggiunti sono stati incoraggianti, aprendo scenari veramente interessanti per la ricerca nel campo sismologico.
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Intervento di Diego De Zan a.k.a. simulacron del 22-03-2010 ore 19:49, Pinerolo (TO)
Conte
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(601 interventi)
Iscritto il 13-07-2005
Per cortesia....Mi si può spiegare come si fa a predire un terremoto, matematicamente non lineare, dipendente dalle condizioni inziali (attivate nelle profondità del manto terrestre e propagate fino alla in superficie, per così dire, a fare danni)?
La scienza del caos, un paio di decenni fa, diceva che predizioni a medio e lungo termine, per i motivi sopra enunciati, erano sostanzialemte inprevedibili a medio e lungo termine.
Per quanto riguarda,invece, il breve termine,la previsione era ritenuta quasi possibile ma implicava costi esponenziali per la precisione delle previsioni. Nell'articolo, indirettamente, viene confermata questa mia tesi, almeno in parte, con l'accenno a quel computer dalle grandi possibilità.

Nel caso la mai interpretazione (e la risposta qui sopra, come conseguenza) siano sbagliate (tutto e possibile, natralemente). Mi si può anche spiegare dove sta l'errore?

Tutti questi tentavi di simulazione, ovviamente, sono i benvenuti; anche se ho ho l'impressione che implichino una descrizione dei fenomeni di tipo lineare, più semplice da simulare e modellizzare ma, usualmente, del tutto irrealistica per descrivere dei fenomeni essenzialmente non lineari come i terremoti.
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