Dopo aver descritto le principali caratteristiche dell'oggetto
deployJava, l'
articolo di
Ed Ort ne riassume visualmente in una
tabella le funzioni pubbliche, che si possono peraltro pazientemente spulciare
dal vivo nella versione integrale cosiddetta
human readable, contenente un commento per ciascuna funzione che ne anticipa le caratteristiche salienti, ed eventualmente integrato da altre brevi linee esplicative all'interno del restante codice sorgente.
Seguono poi gli esempi relativi a casi più e meno comuni, partendo dalla semplice verifica della presenza del JRE versione 6 sulla macchina ospite usando la funzione
runApplet, il cui ultimo parametro è costituito appunto dalla
minimumVersion richiesta dallo sviluppatore. Dopo l'eventuale download della versione mancante si passa alla creazione dei
tag applet con i relativi parametri, e all'esecuzione dell'applet stesso.
Tra gli scenari misti o eterogenei che dir si voglia esaminati da Ed Ort, troviamo il caso di un aggiornamento alla versione JRE 6 Update 18 in un sistema fermo a un rilascio precedente, operazione a cui si può rinunciare qualora risulti impossibile, e ripiegando in tal caso su una diversa versione dell'applet da visualizzare; questa viene realizzata in precedenza compilando il codice con le opzioni
-source 1.5 e
-target 1.5 e realizzando poi due diversi file JAR. Interessante anche il caso etichettato come numero sei, che prevede di effettuare il deploy in Windows e Mac OS X, specificando il valore 1.5.0 per la variabile
minimumVersion e creando uno script che usa Java Web Start per effettuare il deploy dell'applet se viene rilevata la presenza del
plugin2, o per creare un tag
applet in caso contrario.
La lettura dell'
articolo può essere integrata con, o anche preceduta da, quella di altre pagine di documentazione sul
deploy di un'applet o di un'
applicazione Web Start, oltre che sul processo di deploy visto
in profondità. Quest'ultimo si conclude con una pagina di
Questions and Exercises contenente appunto un paio di domande e una piccola esercitazione pratica, ovvero la scrittura del codice JavaScript per il deploy dell'applet usata in precedenza.
Naturalmente, o forse no, il cammino si fa un po' scivoloso quando si deve tener conto dei decimali, che etichettano le versioni JRE, soprattutto tenendo conto che spesso gli aggiornamenti sono silenziosi e piuttosto ermetici, e che comunque su uno stesso sistema possono convivere diverse versioni, eventualmente variabili a seconda degli utenti. Una delle pietre miliari dovrebbe essere costituita dalla versione 10 del JRE o
Java SE 6 update 10, a partire dalla quale è consentito il download e quindi l'aggiornamento automatico delle versioni richieste laddove necessario.