Programmazione.it v6.2
Ciao, per farti riconoscere devi fare il login. Non ti sei ancora iscritto? Che aspetti, registrati adesso!
Info Pubblicità Collabora Autori Sottoscrizioni Preferiti Bozze Scheda personale Privacy Archivio Libri Corsi per principianti Chat Forum
Retrocomputing e archeologia informatica: le memorie a bolle (1/2)
Scritto da Massimo Mazza il 21-05-2010 ore 12:39
Intel Parallel Amplifier 2011
In un recente editoriale di Agnese Bascià nella newsletter settimanale di Programmazione.it, era illustrata brevemente la nascita della prima RAM non a componenti elettronici, ovvero la memoria a nuclei magnetici. Esiste però un'altra categoria di dispositivi di memoria, seppur non ad accesso casuale, che sfruttava il magnetismo, e che per pochi anni sembrava destinata a un eneorme successo.

Si tratta delle memorie a bolle, un'invenzione che si diceva avrebbe soppiantato gli hard disk. Inventate nel 1970 nei Bell Labs e fortemente commercializzate da Intel e Texas Instruments, esse si proponevano come il sostituto a stato solido degli hard disk proprio per le loro peculiarità: accesso seriale ai dati e capacità di ritenere l'informazione anche dopo che il computer veniva spento.

Il loro principio di funzionamento sostanzialmente si basava sulla mobilità di microscopici domini di polarizzazione magnetica in un sottile film magnetico di ortoferrite. Con un campo magnetico fisso e perpendicolare al piano del film i domini di una polarizzazione sono stabili. Tali domini si possono spostare entro il piano del film applicando campi magnetici perpendicolari al piano principale. Un piccolo domino (o bolla) può definire un 1 logico se presenta una polarizzazione verso l'altro. Uno 0 indica l'assenza di un dominio definito.

Costruendo opportunamente il circuito, dotandolo di un anello elettromagnetico a spira unica per formare o eliminare i domini, un po' come la testina di un hard disk, e facendo circolare i domini tramite opportuni circuiti di controllo magnetico, si relalizza un dispositivo di memoria seriale analogo ai CCD, ma che ha il vantaggio di ritenere l'informazione anche quando spento, esattamente come un hard disk.

Nella figura seguente è visibile il chip di uno dei primi esemplari di memorie a bolle magnetiche di Texas Instruments: il chip è costituito da un film uniforme e non si vede nessun tipo di circuito elettronico integrato. I dispositivi di controllo magnetici sono i collegamenti visibili ai bordi.

4626631570_f890616048_o.jpg

Apparentemente di una semplicità estrema, in realtà questa soluzione aveva la sua contropartita, come vedremo nella prossima puntata, chiarendo anche i motivi del fallimento di tale tecnologia.
Precedente: The Definitive Guide to django - Web Development Done Right
Successiva: Wesabe, un po' gestione risparmi, un po' social network (2/2)
Copyright Programmazione.it™ 1999-2009. Alcuni diritti riservati. Testata giornalistica iscritta col n. 569 presso il Tribunale di Milano in data 14/10/2002. Pagina generata in 0.952 secondi. Sito ottimizzato per Mozilla Firefox. Powered by Kyron.