Due settimane fa abbiamo presentato
Cacti, un progetto open source per il monitoring della rete. Si tratta, come detto, di un software interessante e molto pratico, ma se si vuole qualcosa di più potente allora uno dei prodotti di punta del settore è certamente
Nagios.
Rispetto a
Cacti quest'ultimo è più
complesso in fase di configurazione, durante la quale si farà riferimento ai classici file di testo tanto cari agli ambienti
UNIX-like.
Nagios è
molto potente e versatile; come
Cacti ha dalla sua il supporto completo a svariati protocolli di rete e servizi, nonché un'ottima capacità di produrre report sullo stato di salute dei server. In più
Nagios offre la possibilità di monitorare le macchine in remoto tramite un collegamento
SSH, che garantisce maggiore sicurezza.
Nagios è capace di inviare
notifiche in tempo reale all'amministratore via e-mail o via SMS. Trattandosi in parte di un software di prevenzione, l'amministratore può istruirlo in modo tale che al presentarsi di un determinato evento anomalo circa un server o un servizio,
Nagios ponga in essere una qualche soluzione. Questi servizi si chiamano
event handler e sono molto utili per far sì che la rete mantenga una certa stabilità circa il suo funzionamento. La versatilità di
Nagios è strettamente legata alle funzionalità da
plug-in: in pratica, un amministratore può scrivere da sé degli script in C++ o Python o Bash in modo da estendere il funzionamento di monitoring. Serve in tal senso una buona preparazione circa il linguaggio e il funzionamento delle reti.
Per prendere visione dei rapporti di
Nagios, circa ad esempio lo stato di salute dei server o i file di log,
è disponibile una interfaccia web da installare a supporto dell'applicativo. Come detto in fase di presentazione, tutta la configurazione di
Nagios si basa essenzialmente su file di testo editabili tramite un comune editor. Il prodotto è rilasciato con licenza
GPL e sul sito ufficiale è presente una buona
documentazione e un
forum frequentato.