IBM sta investendo da quattro anni delle risorse considerevoli nel settore definito
predictive analytics, riscuotendo notevoli successi. L’ultimo in ordine di tempo riguarda un software basato proprio su questa tecnologia, che permette di prevedere, con una buon margine di successo, quali possono essere le aree in cui potenzialmente si potranno verificare certi atti criminosi.
Il software, denominato
CRUSH (Criminal Reduction Utilising Statistical History), è stato creato in collaborazione con il Dipartimento di Criminologia dell’Università di Memphis, ed è stato testato presso il
Real Time Crime Center del Memphis Police Department, nello stato del Tennessee, USA. Il servizio di prevenzione attuato in seguito alle indicazioni fornite dal software, ha portato a una
riduzione del 30% degli atti criminosi, rispetto al normale trend delittuoso registrato in città.
La sua funzionalità, basata direttamente sulla tecnologia della suite di software
IBM SPSS Predictive Analytics, permette
l’analisi degli eventi passati e presenti — questi ultimi derivanti dalle informazioni trasmesse real time dagli agenti di pattuglia — combinando le informazioni storiche con i profili dei criminali che insistono maggiormente sul territorio, con le informazioni desunte dai rapporti di archivio degli agenti e con un’altra miriade di dati, tra cui anche le previsioni meteorologiche; sembra che queste influiscano sulla tipologia e sulla quantità dei crimini commessi.
In questo modo è possibile identificare i cosiddetti
hot spot, cioè le zone di una città o di un certo territorio dove presumibilmente verranno compiuti, in un preciso arco temporale, certe tipologie di crimini. Su tali settori potrà quindi essere incrementata la presenza delle forze dell’ordine, a scopo puramente preventivo. A breve il software verrà anche utilizzato per prevedere quali possano essere i pregiudicati in libertà, che potenzialmente hanno una maggiore probabilità di commettere nuovi atti criminosi.
Questo impiego solleva però alcune critiche, visto che si giudicherebbero come possibili colpevoli coloro che non hanno ancora commesso alcun reato. Ma da più parti arrivano voci a difesa del software, secondo cui questo costituisce solamente uno strumento in grado di applicare su larga scala, e con prestazioni di tutto rispetto, il lavoro che da sempre fanno le forze di polizia; cioè l’analisi di dati e informazioni, per ottenere un quadro delle persone più a rischio, su cui concentrare maggiormente i controlli preventivi.