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La TV digitale terrestre: principi teorici (6/10)
Scritto da Massimo Mazza il 13-09-2012 ore 03:13
Fin qui abbiamo visto come vengono elaborati gli stream digitali MPEG-2 per poter essere effettivamente irradiati dall'antenna trasmittente. In realt, come gi accennato in precedenza, i flussi di dati digitali vengono sottoposti a trattamenti aggiuntivi, per migliorare la loro "robustezza" in caso di pi che probabili errori durante la trasmissione.

Di fatto, ci che distingue lo standard DVB-T dagli standard utilizzati per le trasmissioni TV via cavo DVB-C (Digital Video Broadcasting - Cable) molto diffuse nelle Americhe e nei paesi del sud-est asiatico, appunto una serie di trattamenti aggiuntivi per garantire la massima affidabilit possibile durante la trasmissione con un mezzo soggetto a molteplici disturbi e interferenze, quale appunto le onde radio. Lo standard DVB-T infatti pressoch analogo al DVB-S (Digital Video Broadcasting - Satellite): i principi sono gli stessi, ma il segnale destinato alla trasmissione radio necessita di maggiori attenzioni, sia durante la trasmissione che durante la ricezione.

Innanzitutto, lo stream MPEG-2 viene suddiviso in pacchetti di 188 byte e sottoposto a un processo di randomizzazione, in cui i vari byte vengono per cos dire "rimescolati" per garantire una migliore dispersione della potenza di trasmissione su tutto l'arco dello spettro utilizzato: una questione di efficienza energetica, insomma. Ovviamente il processo non realmente random, altrimenti il ricevitore non potrebbe ricostruire il segnale originario, ma utilizza una sequenza pseudo-casuale iniziale nota sia al trasmettitore che al ricevitore per effettuare tale passaggio:

uX1h0.jpg

Successivamente i pacchetti vengono trattati secondo la tecnica denominata FEC (Forward Error Coding): in breve, vengono aggiunte informazioni ridondanti allo stream di bit da trasmettere, e ci proprio per permettergli di "sopravvivere" agli innumerevoli errori che si origineranno durante la trasmissione vera e propria.

Tale processo a sua volta suddiviso in tre fasi: Outer Coding,Interleaving e Inner Coding.

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Con l'External Coding, viene introdotto un primo livello di correzione degli errori utilizzando la codifica Reed-Solomon, che permette di recuperare fino a un massimo di 8 byte errati su un pacchetto di 188 byte complessivi. Si tratta del codice massivamente utilizzato per la correzione degli errori nei supporti CD, DVD, Blu-Ray Disc, DAT e negli standard RAID.
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