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La crisi di Java
Scritto da Ciro Fiorillo il 23-11-2010 ore 09:46
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Da quando Sun Microsystems, e quindi Java, sono passati nelle mani di Oracle, si sono susseguite notizie e annunci che hanno preoccupato la comunità Java sul futuro della piattaforma. Un punto della situazione molto interessante a tal proposito è stato scritto da Tim Anderson, noto giornalista del mondo IT.

L'autore riassume le cattive notizie che hanno interessato il mondo Java: la conferenza JavaOne è stata inglobata all'interno dell'Oracle OpenWorld, togliendo visibilità e prestigio alla manifestazione; Oracle ha citato Google per violazione del copyright di Java nell'SDK di Android; nel frattempo IBM ha abbandonato il progetto Harmony di Apache Software Foundation per unirsi all'OpenJDK proposto da Oracle, senza neppure consultare la fondazione Apache in proposito; poi Apple ha deprecato Java, come è noto, annunciando il termine dello sviluppo della JVM specifica per Mac; Apache ha contestato a Oracle la violazione degli obblighi contrattuali rispetto alle regole del Java Community Process (JCP), i cui membri, infine, hanno criticato l'atteggiamento di Oracle nei confronti di Java.

La disamina di Anderson prosegue con l'analisi del contesto in cui è maturata l'acquisizione di Sun Microsystems. Il giornalista ritiene che Java non stesse attraversando un buon periodo: lo stesso JCP era ritenuto poco rappresentativo della comunità Java, e troppo lento nelle decisioni per imprimere alla piattaforma e al linguaggio quella spinta innovativa necessaria per competere con concorrenti del calibro di Adobe Flash — nel settore dei plug-in per i browser — e di C# per quanto riguarda gli aspetti legati al linguaggio vero e proprio.

A tal proposito si consideri che, ad esempio, le Lambda expression sono previste nella roadmap presentata lo scorso settembre solo nel JDK 8, mentre sono già una realtà abbastanza consolidata nel mondo Microsoft .NET, come evidenziato anche in alcuni commenti dei lettori.

Anderson immagina due prospettive opposte per il mondo Java: da una parte, il rischio di diventare una sorta di COBOL, linguaggio utilizzato in molti contesti da sempre, ma che non è all'avanguardia in alcun campo; dall'altra, il cambiamento nelle modalità di gestione operato da Oracle potrebbe portare a un miglioramento della situazione, con una decisa accelerazione nello sviluppo della piattaforma e del linguaggio, seppure con metodi molto più consoni al software proprietario rispetto alla filosofia Open Source, ferma restando la gratuità del JDK e dell'ambiente di runtime, magari con alcune limitazioni.
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