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OrCAD, un software per l'elettronica: il disegno dei circuiti stampati (1/8)
Scritto da Massimo Mazza il 20-12-2010 ore 09:19
Intel Parallel Studio XE
Vedremo ora, sia pure a grandi linee, come si realizza un circuito stampato, utilizzando i tool che OrCAD mette a disposizione: OrCAD PCB Designer e il suo predecessore OrCAD Layout.

Occorre, come solito, disegnare dapprima lo schema elettrico del quale si desidera successivamente realizzarne il circuito stampato per il montaggio. Per la prima fase si utilizza quindi OrCAD Capture, ma anche qui occorre prestare attenzione, come già ricordato parlando di OrCAD PSpice: in funzione della destinazione finale, il disegno va realizzato rispettando determinati criteri.

Trattandosi in questo caso di un circuito stampato, i vari simboli elettrici vanno prelevati da adatte librerie, che non sono né quelle dedicate per PSpice né quelle utilizzate per disegni generici stand alone. In questo caso infatti vanno utilizzate librerie i cui simboli elettrici contengono anche varie dimensioni fisiche associate a quel particolare componente: ingombro, spaziatura tra i piedini, dimensione e forma delle piazzole di saldatura, diametro dei fori e così via. A ogni componente sullo schema elettrico deve essere necessariamente associato quello che in gergo viene chiamata footprint, altrimenti il programma per la creazione del circuito stampato finale non è in grado di effettuare il piazzamento dei componenti e i relativi collegamenti fisici mediante piste in rame. In tal modo, terminato il disegno, si potrà generare un file di netlist, ma questa volta in un formato adatto a essere letto dal programma per disegnare il circuito stampato vero e proprio.

Purtroppo, anche in questo caso, scegliere le librerie corrette e ricercare all'interno di esse il simbolo più adatto non è affatto semplice per i principianti; si pensi, per esempio, a un semplice componente come potrebbe essere un condensatore elettrolitico: vi sono centinaia di footprint a seconda che sia a montaggio orizzontale con terminali assiali, verticale, più o meno grande a seconda del suo valore di capacità e di tensione, ecc. Ogni footprint differisce anche per soli pochi mils (millesimi di pollice, che è l'unità di misura utilizzata nei design elettronici), e quindi diventa impresa ardua riuscire a localizzare la sagoma giusta con la spaziatura desiderata se non si è più che esperti.

Ad esempio: TM_DIODE è la libreria contenente decine e decine di footprint per i diodi; al suo interno, il componente siglato DAX/.400X.080/.028 individua un diodo a terminali assiali, cilindrico, con interasse tra i fori di 400 mils, diametro di 80 mils e con foratura (drill) passante di 28 mils.
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