Le
Web API, identificate normalmente come la combinazione di un insieme di richieste HTTP e la definizione della struttura dei rispettivi messaggi di risposta, hanno subito una notevole evoluzione nel corso degli anni, che le ha portate dall’essere considerate un sinonimo di
Web Service ad avere invece un’identità più autonoma e definita.
Questa evoluzione non è stata ovviamente soltanto concettuale, ma anche tecnologica, passando dall’utilizzo del protocollo
SOAP a un meccanismo di comunicazione più aderente all’architettura
REST.
Inoltre, la combinazione all’interno di un’unica applicazione di servizi diversi, basati su varie tipologie di Web API, ha dato origine a un nuovo tipo di pagine web, note con il nome di
mashup.
ProgrammableWeb ha raccolto in un’apposita
directory un cospicuo numero di Web API e ha recentemente pubblicato
un post, in occasione del traguardo delle
3000 Web API raggiunte, nel quale viene osservato il trend della disponibilità di Web API negli anni.
Oltre a evidenziare un tasso di crescita pressoché
raddoppiato a partire dal 2010, le Web API hanno anche subito una
trasformazione, che le ha rese utilizzabili come se fossero una compagnia di servizi: ad esempio,
Twilio consente di usufruire di tutta una serie di servizi di telefonia e di messaggistica SMS a un prezzo irrisorio.
Dal punto tecnologico, oltre alla già citata migrazione verso l’architettura
REST, il
formato più utilizzato per lo scambio dei dati rimane XML, sebbene si stia diffondendo anche
JSON. L’analisi citata sembra quindi mettere in luce, da un lato, la tendenza alla
crescita del numero di Web API disponibili e, dall’altro, l’
integrazione tra Web API per fornire in maniera semplificata servizi sempre più complessi.