Mantenendo fede a quanto
annunciato lo scorso aprile, Oracle ha
donato l'intero progetto
OpenOffice.org, compresi tutti i diritti sui marchi registrati, alla comunità Open Source; tuttavia ecco la sorpresa: sarà l'
Apache Software Foundation (ASF) a gestire d'ora in poi lo sviluppo della suite, a dispetto sia dei recenti contrasti con Oracle (culminati nell'
abbandono del Java Community Process, sia delle voci che indicavano
The Document Foundation come candidato principale per continuare lo sviluppo aperto della suite.
Il passaggio ad ogni modo segue le
regole della fondazione previste per ogni nuovo progetto proveniente da entità esterne: la suite verrà considerata in
incubazione e inserita nell'apposita
sezione. Prima di diventare un progetto ufficiale a tutti gli effetti, essa dovrà quindi maturare e provare la sua vitalità e sostenibilità.
La scelta di Oracle di trasferire proprio all'
ASF il progetto OOo è stata dettata sicuramente dalla volontà di placare, una volta per tutte, le critiche riguardanti il presunto comportamento anti open source del gigante dei database e
riguadagnare la fiducia della comunità e degli sviluppatori con una mossa che senza ombra di dubbio dimostra l'impegno serio della società nei confronti del software libero.
Le
reazioni sono state molto diverse: IBM è stata tra le prime società ad accogliere favorevolmente la notizia, anche perché sin dall'inizio ha cercato di convincere Oracle a rilasciare alla comunità Open Source la popolare suite d'ufficio.
Kevin Cavanaugh, vicepresidente delle soluzioni di collaborazione presso IBM, ha dichiarato infatti che la società che rappresenta non vede l'ora di impegnarsi con gli altri membri della comunità per far avanzare il progetto, cominciando col fornire tutto il supporto necessario per portare a termine il processo di incubazione di OpenOffice.org.
Di carattere diametralmente opposto è invece la reazione della
The Document Foundation — la stessa che porta avanti il fork
LibreOffice — secondo la quale la mossa di Oracle è un'occasione persa di riunificare le due comunità, senza contare che il cambio di licenza da
LGPLv3/
MPL ad
Apache License non permetterà a OOo di includere nessuna delle nuove funzionalità presenti invece in LibreOffice.
Inoltre, sempre per lo stesso motivo, probabilmente alcune delle parti di OOo dovranno essere riscritte o accantonate (controllo ortografico, crittografia, ecc.), perché realizzate da sviluppatori che ora partecipano al progetto LibreOffice, e quindi la società di
Larry Allison non possiede i
diritti necessari a rilasciare tutto il codice sotto
Apache License.
Al momento ovviamente è prematuro fare delle
previsioni su quale delle due suite, OpenOffice.org o il suo fork LibreOffice, avrà la meglio; la decisione di Oracle senza dubbio è un passo importante verso quella giusta direzione che molti si aspettavano, resta da vedere cosa faranno adesso
Red Hat,
Novell,
Canonical,
OSI,
FSF e
Google, tutte società che finora hanno supportato la suite della
The Document Foundation.