Il manuale "
iPhone and IPad Apps for Absolute Beginners, iOS 5 Edition" ha delle notevoli caratteristiche positive e alcuni punti critici. Scritto da un
guru come
Rory Lewis, ha il pregio di condurre passo passo alla creazione di app per
jPhone e
jPad, di effettiva rilevanza. Arrivare a farlo senza errori e con padronanza del codice da usare non è da tutti, e su questo
Lewis mette in guardia sin dalle prime pagine.
L'autore è molto chiaro sull'
hardware e sul
software necessari per accingersi a tale compito, ossessivo fino ai dettagli anche sulla
configurazione richiesta (non basta avere un sistema operativo
Mac OS X qualunque, ma una versione 10.7.2 o superiore); padroneggia ogni aspetto della creazione di app in modo completo e disinvolto, e lo si vede nel suo prendere per mano e condurre lo sviluppatore passo dopo passo.
Tuttavia, la sua funzione, in tutto il manuale, non è quella del commentatore che indica le cose da fare, aspettando che l'utente le metta in pratica, ma quella del
personal trainer, che ti allena su ogni singolo passo, aiutandoti a compiere un percorso netto quasi a memoria, dandoti i tempi e il ritmo necessari.
All'inizio il manuale è quindi quasi pedissequo, e non potrebbe essere altrimenti. L'autore vuole mettere in condizione il lettore di avere l'approccio mentale giusto per questo tipo di attività, e ci tiene ad assicurarsi che sia dotato della configurazione tecnica corretta e delle credenziali appropriate per poter realizzare quanto desidera.
Lewis fornisce anche un link al
forum da lui curato, dove l'autore stesso e diversi volontari aiutano volentieri a risolvere ogni problema di conflitti o contribuiscono a rimuovere eventuali impedimenti a una configurazione di base corretta.
La sola spiegazione, passo per passo, della procedura di registrazione come sviluppatore si estende per dieci pagine, nelle quali si illustra il significato di ogni scelta compiuta in merito alle schermate di arruolamento nell'
Apple Developer Program.
A concludere il
primo capitolo, che possiamo chiamare di
dichiarazione d'intenti giunge il monito dell'autore che non verranno trattate questioni di particelle subatomiche, ma piuttosto di molecole; vale a dire che un certo feeling di base è richiesto e necessario, perché non verrà commentata ogni singola linea di codice, bensì la filosofia di fondo che soggiace agli elementi principali di sviluppo.
Dal
capitolo 2, e per tutte le cinquecento pagine seguenti, il manuale si sviluppa e sembra veramente, se lo si segue con passione, con impegno e con perseveranza, di decollare insieme all'autore. Va detto che ogni aspetto dello sviluppo delle applicazioni viene visto ed esaminato sotto diversi angoli, e non vengono mai tralasciati gli aspetti negativi e i punti di forza di ciascun approccio alla soluzione dei problemi. In questo
Lewis è magistrale, e non si può non trarre una forte spunta motivante dalle sue argomentazioni.
Ogni app viene discussa e dettagliata nel suo impiego sul simulatore dell'
jPhone, su quello dell'
jPad e su quello dei congegni finali di utilizzo. Ogni riga di codice, pur se non compreso nelle sue intime sfaccettature, è comunque spiegata nelle finalità, fino a sapere esattamente cosa provoca ogni istruzione.
Si passa quindi a creare l'interfaccia utente —
capitolo 3 — e a creare l'ambiente di sviluppo del codice, per arrivare all'impiego della grafica, dei bottoni e delle etichette nel
capitolo 4.
Il
quinto capitolo, "Touches", è quello in cui si entra nel vivo dello sviluppo e, dalle linee di codice si passa all'aspetto creativo e, se vogliamo, ludico dell'applicazione. Non mancano — idea geniale — parecchi link a video dove si può osservare l'autore programmare il codice e realizzare immagini che è possibile scaricare affinché vengano utilizzate nello sviluppo.
Il
sesto capitolo si occupa di layout, di tab, di visuali alternative, di aggiunta di pulsanti a vario titolo e merito, e ancora del codice relativo che coordina e sovrintende il tutto.
Il
settimo capitolo, come se si trattasse di curare la regia dell'applicazione, si occupa in modo estensivo di
storyboard, è il capitolo più avvincente e spettacolare del manuale. Con l'
ottavo si affrontano i punti dolenti del
debugging e si torna a un'analisi dettagliata di numerose linee di codice, per arrivare a essere in grado di rilevare i passaggi critici e i percorsi infidi dello sviluppo applicativo.
Gli
ultimi due capitoli tornano sullo
storyboarding di nuovo, ma chi arriva a questo punto ha, dopo aver passato le
Scilla e Cariddi degli inciampi tecnici, il piacere di dedicarsi alla filosofia della sua neonata app e di poterne finalmente curare gli aspetti estetici e spettacolari.
L'
undicesimo capitolo declina il concetto di
storyboarding alle piattaforme multimediali, ed è particolarmente rivolto alle applicazioni che hanno nei loro DNA l'interazione con
iTunes, coi video, con le immagini, con i
pop-over, con le mappe, con la variegata offerta multimediale degli smartphone.

Il manuale è robustamente
blindato da una
rigorosa ossatura tecnica, che non consente improvvisazioni e non dà spazio agli entusiasti privi di scarsa cultura informatica. Il testo è pesante in certi tratti, e non consente omissioni o salti nel vuoto, mantiene quello che promette a patto di impegnarvisi in modo totale e coinvolgente. Conoscere l'inglese e conoscerlo bene è un
must insieme a una buona dimestichezza nel gestire, creare e applicare linee di codice che non si possono certo apprendere all'istante. L'opera è ben corredata di un numero necessario e sufficiente di link e richiami a pagine web, a forum online, a
help screen e a video dimostrativi, che sono un perfetto ausilio per chiarirsi le idee, per capire, per vedere all'opera la realtà su cui si sta lavorando.

È un vero peccato che un manuale così ben fatto e che parla in buona parte di grafica usando la grafica, abbia avuto una cura delle immagini così disastrosa. Il 90% delle illustrazioni sono poste nella metà pagina superiore, intere schermate ridotte a riquadri di 10 X 6 cm, quindi largamente illeggibili, i dettagli dei menù e delle voci, che dovrebbero essere chiari e posti in risalto, sono a malapena leggibili con una lente di ingrandimento! La severità del problema è aggravata dal fatto che la metà inferiore della pagina è lasciata in bianco: sarebbe davvero bastato che l'impaginatore avesse avuto cura di ruotare la rappresentazione grafica della schermata in senso verticale per avere una riproduzione della stessa a tutta pagina, a totale beneficio della chiarezza e della leggibilità.