"
Getting Started with Oauth 2.0" di
Ryan Boyd è un libro di appena
82 pagine (indice compreso) che tratta della ultima versione del protocollo di autenticazione in sicurezza per servizi e applicazioni web. Nonostante allo stadio attuale la versione 2.0 di
OAuth sia ancora in
draft, essa ha già preso piede in tanti servizi web: tra i più accessi supporter di questa tecnologia troviamo
Google e
Facebook.
La nuova versione di
OAuth è nata per un motivo ben preciso: facilitare il lavoro degli sviluppatori. La versione precedente era di difficile implementazione per la maggior parte dei programmatori a causa dell'utilizzo delle
signature ; la seconda versione abbandona questa via, nonostante l'
opposizione di molti, rendendo facile il lavoro di sviluppo senza perdere troppo in sicurezza.
OAuth è molto simile a
OpenID, ma mentre il primo si basa sulla identificazione dell'utente tramite
identifier, il secondo si basa sull'autorizzazione dell'utente di un servizio servizio tramite
token, la cui validità e sicurezza è garantita da un
authorization server. Le varie richieste di
token sono chiamate
flow. Con la versione 2.0, ai precedenti 3, si sono aggiunti sei nuovi
flow.
Nel libro, il quale consta di 8 brevi capitoli, 5 sono proprio dedicati ai
flow:
Server-Side Web Application Flow,
Client-Side Web Applications Flow,
Resource Owner Password Flow,
Client Credential Flow. Tali capitoli seguono giusto il primo capitolo, “Introduction”, in cui l'autore racconta la nascita del protocollo e gli aspetti base che lo caratterizzano. In maniera pedissequa viene illustrato in quale caso utilizzare uno specifico
flow, la sicurezza, la
user experience, gli step e le API per realizzare il
flow, come revocare il
token. Tuttavia fa leggermente eccezione il sesto capitolo, poiché invece di descrivere un
flow, l'autore adatta e cerca il miglior
flow OAuth per l'accesso ad applicazioni mobili.
Importantissimo il settimo capitolo, “OpenID Connect Authorization”, che tratta del collegamento tra
OAuth con la più recente versione di
OpenID, tramite
OpenID Connect. Essendo
OpenID Connect inserito
on top rispetto a
OAuth 2.0,
Ryan Boyd ha correttamente ritenuto opportuno inserire un paragrafo
ad hoc, arricchito con due esempi d'uso per Google e Facebook.
A conclusione del libro un capitolo, “Tool and Libraries”, dedicato alle librerie e strumenti per sviluppare usando il protocollo
OAuth 2.0. Alla fine, il libro risulta
scorrevole, ben scritto e di facile comprensione. Ma nonostante ciò, e aggiungendo che il codice usato per questo testo è
disponibile online, il libro è troppo
superficiale e manca dell'approfondimento necessario per completare l'argomento, rendendo il testo una grande occasione mancata.